lunedì 28 Settembre 2026

Caro-carburanti, la campagna elettorale parte dalla benzina: Meloni baratta i tagli con gli extraprofitti

Un contentino di facciata per salvare le petrolifere dalla tassa sugli extraprofitti. Senza fondi per le accise, Meloni usa la "moral suasion" su Eni, Socar (IP) e Q8 per raccattare consenso. Un baratto che accontenta Forza Italia contro la Lega, ma rischia di scatenare il caos tra code e scioperi

Di Redazione
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Un contentino alla pompa di in dell’impunità fiscale per i colossi del petrolio. La propaganda del governo Meloni in vista delle prossime scadenze elettorali sbarca tra i distributori di carburante con un’operazione d’immagine che nasconde l’incapacità dell’esecutivo di mettere in campo risorse strutturali. Svanito l’ennesimo rinnovo del taglio delle accise – la cui cancellazione continua a smentire i vecchi slogan elettorali della premier – si affida alla corsia diplomatica informale per piegare i mercati, partendo dall’ informale tra la premier e l’amministratore delegato di , Claudio Descalzi.

Il su IP e Q8: sconti di facciata senza pubblici

L’accordo con il cane a sei zampe ha innescato una reazione a catena fondata sui rapporti di favore internazionali. Socar, il gigante statale dell’Azerbaigian proprietario del marchio IP, si è subito allineato alla calmierazione. Per raggiungere la fatidica soglia del 50% della rete nazionale, la premier spinge ora sui canali diplomatici con il Kuwait per tirare dentro il gruppo Q8. Un maquillage d’impatto a costo zero per le casse dello Stato, che però scarica l’intero peso della crisi energetica sulle spalle dei consumatori e dei piccoli gestori indipendenti.

Il regalo alle lobby energetiche: Tajani esulta, la Lega incassa

Dietro l’apparente benevolenza del governo si cela un lucido baratto . La disponibilità delle grandi compagnie ad applicare tetti temporanei sui listini serve a disinnescare definitivamente l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti nella prossima manovra di bilancio. «Vince la linea di Forza Italia», esulta il segretario Antonio Tajani, festeggiando il gancio d’aiuto teso alle lobby dell’energia e la sconfitta della linea della Lega, che da mesi invocava il prelievo sui profitti milionari delle petrolifere.

Gli effetti collaterali: il rischio paralisi e lo scontro con i

I nodi dell’operazione, tuttavia, sono destinati a venire al pettine. Concentrare gli sconti su un manipolo di grandi marchi rischia di scatenare assalti alle stazioni di servizio e paralisi della viabilità, replicando il caos delle “code alla francese” visto con la rete Total. Inoltre, la misura si rivela del tutto insufficiente a calmare la rabbia delle categorie produttive: i sindacati dei e dei camionisti confermano lo stato di agitazione e minacciano il fermo nazionale del servizio, mettendo a nudo l’inconsistenza della ricetta governativa.

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