martedì 29 Settembre 2026

«Critichi Netanyahu? Finisci a processo»: la trappola del Ddl Antisemitismo che spaventa le università

Il disegno di legge al vaglio della Camera blinda la definizione operativa dell'Ihra e la salda alla legge Mancino. Tra liste nere negli atenei e rischio sanzioni penali, la nuova norma minaccia di cancellare il dissenso sulle politiche di Israele

Di Redazione
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Mentre l’antisemitismo e i crimini d’odio sono già perseguiti in Italia dal decreto Mancino del 1993, il disegno di legge all’esame della Camera — e già approvato dal Senato — introduce una stretta destinata a ridefinire i confini della libertà d’espressione. L’articolo 1 adotta infatti la definizione operativa dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) con i suoi undici indicatori applicativi. Accanto alle sacrosante tutele contro l’odio verso gli ebrei e la negazione della Shoah, il testo equipara all’antisemitismo valutazioni strettamente politiche: dal definire la nascita di Israele «un’impresa razzista» fino ai paragoni tra le operazioni militari di Tel Aviv e i crimini nazisti. Secondo autorevoli giuristi, l’inserimento dell’Ihra per via normativa consentirà a privati, associazioni e procure di attivare direttamente l’ penale contro chiunque critichi la linea del governo israeliano.

La spaccatura accademica e il modello della Dichiarazione di

L’ambiguità del testo ha già riacceso il dibattito nella scientifica. Nel centinaia di accademici hanno firmato la “Dichiarazione di Gerusalemme” proprio per distinguere l’antisemitismo — inteso come ostilità verso gli ebrei in quanto tali — dalla legittima critica alle politiche di uno Stato. Il documento accademico chiarisce infatti che l’antisionismo, le campagne di boicottaggio (Bds) e l’uso di termini come “apartheid” o “campo di concentramento” per descrivere le condizioni dei palestinesi costituiscono opzioni politiche basate sui . Al contrario, l’ del italiano rischia di trasformare l’uso di questi stessi concetti in una potenziale condotta di rilevanza penale per docenti, e analisti.

Lo spettro delle liste nere e delle censure negli atenei

A preoccupare maggiormente il mondo universitario e scolastico è la parte del provvedimento che assegna al ministero dell’Interno, alle e agli istituti d’istruzione il compito di monitorare capillarmente i fenomeni di antisemitismo ridefiniti per legge. Una mossa che ricalca da vicino quanto avvenuto in Germania e nel Regno Unito, dove l’adozione dell’Ihra ha spalancato le porte a licenziamenti di professori, revoche di finanziamenti, annullamenti di convegni e persino al bando per conferenzieri internazionali come Yanis Varoufakis e la relatrice Onu Francesca Albanese. Sebbene i tribunali abbiano spesso ridimensionato le sanzioni, l’effetto deterrente e la preventiva rischiano di soffocare il dibattito critico e l’autonomia della ricerca italiana.

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