Mentre l’antisemitismo e i crimini d’odio sono già perseguiti in Italia dal decreto Mancino del 1993, il disegno di legge all’esame della Camera — e già approvato dal Senato — introduce una stretta destinata a ridefinire i confini della libertà d’espressione. L’articolo 1 adotta infatti la definizione operativa dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) con i suoi undici indicatori applicativi. Accanto alle sacrosante tutele contro l’odio verso gli ebrei e la negazione della Shoah, il testo equipara all’antisemitismo valutazioni strettamente politiche: dal definire la nascita di Israele «un’impresa razzista» fino ai paragoni tra le operazioni militari di Tel Aviv e i crimini nazisti. Secondo autorevoli giuristi, l’inserimento dell’Ihra per via normativa consentirà a privati, associazioni e procure di attivare direttamente l’azione penale contro chiunque critichi la linea del governo israeliano.
La spaccatura accademica e il modello della Dichiarazione di Gerusalemme
L’ambiguità del testo ha già riacceso il dibattito nella comunità scientifica. Nel 2021 centinaia di accademici hanno firmato la “Dichiarazione di Gerusalemme” proprio per distinguere l’antisemitismo — inteso come ostilità verso gli ebrei in quanto tali — dalla legittima critica alle politiche di uno Stato. Il documento accademico chiarisce infatti che l’antisionismo, le campagne di boicottaggio (Bds) e l’uso di termini come “apartheid” o “campo di concentramento” per descrivere le condizioni dei palestinesi costituiscono opzioni politiche basate sui diritti umani. Al contrario, l’approvazione del ddl italiano rischia di trasformare l’uso di questi stessi concetti in una potenziale condotta di rilevanza penale per docenti, studenti e analisti.
Lo spettro delle liste nere e delle censure negli atenei
A preoccupare maggiormente il mondo universitario e scolastico è la parte del provvedimento che assegna al ministero dell’Interno, alle forze di polizia e agli istituti d’istruzione il compito di monitorare capillarmente i fenomeni di antisemitismo ridefiniti per legge. Una mossa che ricalca da vicino quanto avvenuto in Germania e nel Regno Unito, dove l’adozione dell’Ihra ha spalancato le porte a licenziamenti di professori, revoche di finanziamenti, annullamenti di convegni e persino al bando per conferenzieri internazionali come Yanis Varoufakis e la relatrice Onu Francesca Albanese. Sebbene i tribunali abbiano spesso ridimensionato le sanzioni, l’effetto deterrente e la censura preventiva rischiano di soffocare il dibattito critico e l’autonomia della ricerca italiana.





