martedì 29 Settembre 2026

Divisi su tutto: la destra si spacca sul candidato sindaco di Milano

Il pranzo blindato nella residenza romana della premier si trasforma in uno scontro aperto tra i leader di maggioranza. Tra i veti incrociati di Salvini, Tajani e La Russa sui tre nomi in corsa, l'accordo per la conquista di Palazzo Marino salta e paralizza la coalizione

Di Redazione
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Un summit che doveva sancire la e sciogliere i nodi amministrativi si è trasformato nell’ennesimo braccio di ferro. Giorgia ha aperto le porte della sua abitazione romana a Matteo Salvini, e Maurizio Lupi per un pranzo di lavoro ad altissima tensione, finito senza un’ sul candidato sindaco da schierare a Milano. Alla vigilia di scadenze cruciali come il Documento programmatico di finanza pubblica e la riforma elettorale alla Camera, dal massimo riserbo dell’incontro filtrano forte nervosismo e spaccature profonde. Nonostante i tentativi di minimizzare da parte dei fedelissimi della premier e l’attenzione rivolta al contenimento della crescita di dopo le Suppletive a Reggio Calabria, sulla partita meneghina la si ritrova bloccata e senza una linea condivisa.

La guerra dei nomi: Salvini, Tajani e la mossa di La Russa

A sbarrare la strada all’ è una guerra di posizione e veti incrociati che paralizza i vertici dei tre partiti principali. Matteo Salvini punta tutto sulla eurodeputata e vicesegretaria leghista Silvia Sardone, impaziente di blindare il nome prima del Congresso federale di ottobre per puntellare la propria leadership interna. Sul fronte opposto, Forza Italia fa muro e rifiuta l’imposizione sventolando la carta di di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, attorno al quale si concentrano però i dubbi di una parte degli stessi azzurri. A complicare ulteriormente la matassa interviene Fratelli d’Italia: mentre una fetta del partito guarderebbe con favore a Perego, la corrente legata al presidente del Senato Ignazio La Russa spinge con decisione per l’usato sicuro di Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati.

Meloni prende tempo e l’ombra del disastro sulle Amministrative

In mezzo al fuoco incrociato degli alleati, Giorgia Meloni sceglie di non sbilanciarsi e congela ogni decisione prima di congedare gli ospiti per volare in visita ufficiale a Praga. Il rinvio riflette una diffusa mancanza di fiducia nell’esito delle Amministrative nei grandi , dove la destra rischia di presentarsi sfibrata dai risentimenti interni. Mentre esponenti di FdI come Carlo Fidanza tentano di mascherare le difficoltà attaccando i problemi del centrosinistra, nel centrodestra il tempo stringe. Con l’ipotesi dell’election day in primavera e una legge elettorale che si preannuncia come uno stress decisivo per la tenuta dell’esecutivo, il cantiere per Milano resta aperto, esposto ai ricatti incrociati e a un rischio di clamoroso autogol politico.

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