martedì 29 Settembre 2026
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Dalla cattedra al carcere: il caso della prof «Satana» Nicole Formichetti

La docente originaria di Rieti, affronta la custodia cautelare nell’inchiesta sulla morte di Fabio Colapietro: secondo la ricostruzione e le dichiarazioni, la donna avrebbe avuto un ruolo nella gestione del cadavere dopo l’omicidio

Di Redazione
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Da una parte la vita in classe, le lezioni di italiano e la quotidianità di una docente. Dall’altra una casa di Torino diventata il di una vicenda criminale ancora al vaglio della . Al centro dell’inchiesta compare Nicole Formichetti, insegnante originaria di Rieti e docente all’istituto superiore Tommaso D’Oria di . La donna, che ha 47 anni secondo le più recenti ricostruzioni, si trova in carcere nell’ambito dell’indagine sulla morte di Fabio Colapietro, 39 anni, ucciso in un appartamento di via Tommaso Gulli a Torino.

La vicenda ruota soprattutto attorno alle dichiarazioni di Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, che ha confessato di aver colpito mortalmente Fabio Colapietro durante una colluttazione. Il giovane ha raccontato agli investigatori e al giudice una sequenza di giorni caratterizzati dall’assunzione di diverse sostanze e dall’alcol. Secondo la sua versione, dopo la morte dell’uomo sarebbe entrata in scena anche Nicole Formichetti, alla quale attribuisce un ruolo nella gestione delle fasi successive all’omicidio.

«La professoressa era come Satana»

Il soprannome che ha fatto rapidamente il giro delle cronache nasce proprio dalle parole pronunciate da Christian Matheus De Oliveira Morando durante alcune conversazioni intercettate dagli investigatori. Parlando con la madre e con l’ex compagna Miruna Ene, il giovane avrebbe indicato la docente come la persona che, secondo la sua , avrebbe assunto il controllo delle operazioni successive alla morte di Fabio Colapietro. «La direzione dell’ svolta era sotto il controllo della professoressa che chiamavamo “Satana”», avrebbe raccontato il 26enne.

Le intercettazioni costituiscono uno degli elementi utilizzati nell’inchiesta e confluiscono nella ricostruzione contenuta nell’ordinanza del gip di Torino. Secondo quanto emerge dagli atti, De Oliveira Morando avrebbe descritto Nicole Formichetti come la persona maggiormente interessata a trovare una soluzione per liberarsi del cadavere e cercare di tornare alla normalità. Si tratta però della ricostruzione fornita da un indagato e dovrà essere verificata nel corso del procedimento.

Il delitto dopo il festino nell’appartamento

Gli investigatori collocano l’omicidio nella notte tra il 20 e il 21 settembre, nell’abitazione di Nicole Formichetti. Secondo quanto ricostruito finora, nell’appartamento si sarebbe svolto un festino durante il quale i presenti avrebbero assunto crack, cannabis, sostanze allucinogene, mdphp e alcolici. La situazione sarebbe poi degenerata fino alla colluttazione tra Fabio Colapietro e Christian Matheus De Oliveira Morando.

Dopo la morte di Colapietro, il gruppo avrebbe cercato di nascondere il . Gli investigatori hanno trovato nell’abitazione resti umani e hanno ricostruito una serie di spostamenti effettuati nelle ore successive. Parte dei resti sarebbe stata portata anche verso la . Gli accertamenti degli investigatori devono chiarire con precisione chi abbia compiuto ogni singola azione e quale individuale possa attribuirsi ai tre indagati.

La posizione della docente e degli altri indagati

Il gip del Tribunale di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere per Christian Matheus De Oliveira Morando, Nicole Formichetti e Keith Butig. Il giudice non ha invece convalidato i precedenti fermi, ritenendo insussistente il pericolo di fuga, ma ha comunque disposto per tutti la custodia cautelare in carcere sulla base degli elementi raccolti durante le .

Nicole Formichetti, assistita dai suoi difensori, si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip. La sua posizione resta quindi al centro degli accertamenti. Le contestazioni nei suoi confronti riguardano, secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il favoreggiamento e il concorso nella soppressione di cadavere. L’accusa non equivale a una condanna e l’esatta ricostruzione dei fatti dovrà emergere attraverso gli ulteriori accertamenti della magistratura.

Anche la posizione di Keith Butig, 22 anni, rientra nell’indagine. Gli inquirenti devono stabilire il contributo concreto che ciascuno dei tre avrebbe fornito nelle diverse fasi della vicenda. Nel frattempo, gli investigatori proseguono con gli accertamenti scientifici e con l’analisi delle testimonianze, delle intercettazioni e degli altri elementi raccolti nell’appartamento di via Tommaso Gulli.

Il contrasto tra la professione di Nicole Formichetti e la drammatica vicenda giudiziaria ha attirato particolare attenzione. Fino alla pausa estiva, la donna insegnava italiano agli studenti dell’istituto Tommaso D’Oria di Ciriè. All’inizio del nuovo anno scolastico non aveva ripreso regolarmente le lezioni per motivi personali. Poche settimane dopo, il suo nome è comparso nell’inchiesta sull’omicidio di Fabio Colapietro.

La definizione di «Satana», dunque, nasce dalle parole attribuite a Christian Matheus De Oliveira Morando e non costituisce una qualificazione giudiziaria della docente. Saranno le indagini, gli accertamenti e il successivo percorso processuale a stabilire quale ruolo abbia realmente avuto Nicole Formichetti nella vicenda. Intanto, l’inchiesta sull’omicidio di Fabio Colapietro continua a ricostruire ogni passaggio di quelle ore trascorse nell’appartamento torinese, cercando di distinguere le responsabilità individuali dalle dichiarazioni rese dagli stessi indagati.

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