È rientrata intorno alle 6.30 di giovedì 1 ottobre la protesta scoppiata nella serata di mercoledì 30 settembre all’interno del carcere Don Bosco di Pisa. La sommossa ha coinvolto un gruppo di detenuti che ha preso il controllo degli ambienti di un reparto, impedendo temporaneamente l’accesso alla polizia penitenziaria.
Secondo le prime informazioni, nel reparto si trovavano circa 56 detenuti. Durante la protesta, alcuni percorsi sarebbero stati cosparsi di olio, una situazione che avrebbe reso più difficoltosi gli interventi e aumentato anche il rischio di incendio. La situazione è tornata progressivamente sotto controllo fino alla conclusione della protesta nelle prime ore del mattino.
Nel corso dei disordini sarebbero stati utilizzati anche telefoni cellulari per effettuare riprese dall’interno dell’istituto. Il possesso di questi dispositivi non è consentito all’interno del carcere. Alcune immagini sono poi finite sui social network, soprattutto su TikTok, attraverso una diretta realizzata da un detenuto.
La diretta TikTok e le immagini dal carcere
Le immagini della protesta hanno raccolto rapidamente migliaia di visualizzazioni. La diretta avrebbe raggiunto quasi 15mila spettatori prima di essere interrotta. Nel filmato si vedono alcune barricate realizzate dai detenuti per impedire l’accesso alle forze dell’ordine.
In altri momenti della registrazione compaiono agenti della polizia penitenziaria in tenuta antisommossa, con scudi e manganelli, lungo una scala che collega i diversi piani della struttura. Una grata separa gli operatori dai detenuti presenti nel reparto.
Durante la diretta si sentono inoltre riferimenti a un medico e a un’ambulanza. Alcuni detenuti hanno sostenuto di essere stati colpiti con manganelli durante le operazioni di contenimento. «Dottore» e «ambulanza» sono alcune delle parole pronunciate nel corso delle immagini diffuse sui social.
Il caso dei dispositivi elettronici nelle celle
Alla base della protesta ci sarebbe, secondo quanto riferito durante la diretta e riportato dalle prime ricostruzioni, il ritrovamento di alcuni dispositivi elettronici all’interno delle celle. I detenuti avrebbero ritenuto che si trattasse di apparecchi destinati all’intercettazione o alla registrazione.
Il tema della presenza di questi dispositivi resta però al centro degli accertamenti. Al momento non risultano chiarite tutte le circostanze relative agli apparecchi rinvenuti e alla loro effettiva funzione. Le accuse formulate dai detenuti durante la protesta rappresentano quindi dichiarazioni rese nel corso dei disordini e devono essere sottoposte alle necessarie verifiche.
Accertamenti sulla protesta
Le autorità stanno ricostruendo quanto accaduto all’interno del Don Bosco, comprese le modalità con cui i detenuti hanno occupato il reparto, la presenza dell’olio lungo i percorsi e l’utilizzo dei telefoni cellulari. Restano inoltre da chiarire le circostanze relative ai dispositivi elettronici indicati durante la diretta TikTok.
La protesta, iniziata nella serata di mercoledì, si è conclusa nella mattinata di giovedì. Alle 6.30 la situazione all’interno del carcere risultava rientrata, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire con precisione le diverse fasi della sommossa.
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