Mentre nei corridoi del Transatlantico i dirigenti del Partito Democratico provano a rassicurare sulla tenuta dell’alleanza in vista del traguardo elettorale, è Giuseppe Conte a dettare l’agenda e a portare alla luce i nodi irrisolti del campo largo. In un passaggio cruciale sul percorso verso le urne, l’ex premier ha svelato la proposta generosa avanzata nei mesi scorsi al Nazareno per evitare spaccature traumatiche: la disponibilità «a valutare insieme e a concordare un nome terzo rispetto a quello» dei leader di partito.
Un’apertura volta a costruire una sintesi unitaria che ha però trovato la strada sbarrata dall’intransigenza degli alleati. «Non c’è stata disponibilità a valutare questa strada e quindi oggi abbiamo di fronte le primarie», ha chiarito Conte, evidenziando come la scelta di misurarsi ai gazebo sia stata nei fatti imposta dalla mancanza di flessibilità del PD. Una mossa, quella dell’avvocato del popolo, che pone il MoVimento 5 Stelle in una posizione di netta chiarezza tattica rispetto alle incertezze del campo progressista.
Svolta di pace: il plauso alla mediazione sull’Ucraina
Il contributo di Conte alla costruzione dell’alternativa di governo si fa sentire anche sul terreno più spinoso, quello della politica estera e del conflitto russo-ucraino. Di fronte a un dibattito spesso bloccato su posizioni rigide, il leader pentastellato è stato tra i primi ad accogliere con favore l’elaborazione dell’intellettuale dem Goffredo Bettini, tesa a individuare una via d’uscita diplomatica basata su tregua, caschi blu ONU ed europeizzazione di Kiev fuori dalla NATO.
Riconoscendo il valore di una prospettiva ad alto respiro, Conte ha applaudito l’iniziativa sottolineando che «Bettini ha sempre il merito di impostare ragionamenti di ampio respiro, non banalizza la realtà complessa». Un passaggio accompagnato da una ferma presa di distanza dalle posizioni più oltranziste, criticando la «pattuglia di volenterosi che di fatto vuole portare armi e semmai — e anche un po’ vigliaccamente — continuare, anzi ancor più a incalzare militarmente nel conflitto, per proseguire una guerra per procura».
Le reazioni del campo largo e il cantiere del programma
L’impostazione lineare del MoVimento ha immediatamente trovato sponda nell’ala progressista della coalizione — con gli apprezzamenti di Nicola Fratoianni e dell’ex ministro Andrea Orlando —, pur scatenando le prevedibili resistenze dell’area riformista guidata da Carlo Calenda e Riccardo Magi.
Nonostante le scosse assestate da Conte sulla leadership e sul programma, dal Nazareno continuano ad assicurare la regolarità dei contatti tra Elly Schlein e il presidente M5S. Resta tuttavia evidente come, per costruire un’alternativa solida e credibile al governo di centrodestra, la coalizione debba fare i conti con la concretezza delle proposte avanzate da Conte.





