mercoledì 14 Ottobre 2026

Meloni al Senato: energia meno cara e sostegno a Kiev

Nel suo intervento al Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, la presidente del Consiglio chiede all'Europa interventi rapidi contro il caro energia e ribadisce il sostegno all'Ucraina

Di Redazione
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Energia, competitività industriale e guerra in Ucraina sono i temi centrali delle comunicazioni di Giorgia Meloni al Senato del 14 ottobre. In vista del prossimo Consiglio europeo, la premier ha indicato tra le del la necessità di contenere i costi energetici, alleggerire il peso delle e difendere la capacità competitiva delle italiane ed europee. «Servono soluzioni ora, con bollette più leggere per famiglie e imprese», ha dichiarato, chiedendo all’Unione europea di rivedere le regole che, in un contesto internazionale profondamente cambiato, rischiano di aggravare le difficoltà economiche.

Energia, la sfida per la competitività europea

Secondo la presidente del Consiglio, il costo dell’energia rappresenta uno dei principali ostacoli alla competitività dell’industria europea. Le sulle rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento alimentano i prezzi di energia e carburanti, aumentando anche le spese di trasporto e assicurazione. Questi rincari finiscono per pesare sulle bollette domestiche, sui prezzi dei beni di consumo e sui bilanci aziendali. «La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione», ha sottolineato Meloni, chiedendo di conciliare la transizione ambientale con la tutela del sistema produttivo. La premier ha inoltre richiamato la necessità di una risposta internazionale coordinata, ricordando il lavoro svolto in ambito G7 per immettere carburante sui mercati e contrastare possibili ulteriori tensioni nelle forniture.

Ucraina, confermato il sostegno a Kiev

Sul conflitto tra Russia e Ucraina, Meloni ha confermato la posizione italiana: sostegno a Kiev e pressione su Mosca. La presidente del Consiglio ha respinto l’idea che la rinuncia alla difesa ucraina possa garantire la pace, sostenendo che una simile prospettiva rischierebbe invece di legittimare l’ di un Paese europeo. Nel suo ha richiamato anche le repressioni sovietiche a e Budapest e il Muro di Berlino, indicando nel ritorno dell’imperialismo un rischio per la europea.

«La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di , è una pace giusta», ha affermato la premier. Per il governo, dunque, la ricerca di una soluzione diplomatica deve accompagnarsi alla difesa della libertà e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Il confronto al Consiglio europeo dovrà affrontare queste priorità in un quadro internazionale segnato dalle tensioni geopolitiche e dalle loro ricadute economiche.

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