Di fronte alle tensioni sociali, ai disagi giovanili e agli scontri di piazza che hanno infiammato Milano, la risposta dell’esecutivo si conferma sempre la stessa: clava securitaria, repressione a testa bassa e la promessa di ammassare minorenni dietro le sbarre. Una ricetta reazionaria che ha scatenato la dura reazione del presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che da Montecitorio ha messo nel mirino il ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendone apertamente le dimissioni.
Intervenendo all’evento “Eccellenze 2026” nell’aula dei gruppi parlamentari, l’ex premier ha bocciato senza appello la linea del Guardasigilli, accusando Palazzo Chigi di essere incapace di leggere la complessità della società e di saper offrire soltanto la risposta penale e carceraria a problemi ben più profondi.
“Chi risponde solo con le carceri non è un politico”: la dura invettiva contro l’esecutivo
«Il Governo risponde al disagio sociale solo in termini securitari», ha scandito con fermezza il leader pentastellato, sgomberando il campo da qualsiasi fraintendimento sulla legalità: «Certo, se hai commesso dei reati devi essere sanzionato, nessuno lo mette in discussione». Ma la ricetta prospettata in tv da Nordio — fatta di arresti di massa tra i giovanissimi e di ampliamento dei penitenziari — rappresenta per Conte la bancarotta della politica.
«Sentir parlare un ministro che propone massicci arresti di giovani e di ampliare le carceri minorili vuol dire che non sei un politico e che devi semplicemente andare a casa», ha affondato il colpo il presidente del M5S. Un attacco frontale che smaschera l’ennesima contraddizione di un governo che si proclama garantista a parole nei palazzi del potere, ma che di fronte alle piazze e ai giovani indossa il casco d’ordinanza e sventola la sola bandiera della galera.





