L’iter dell’ultima legge di Bilancio dell’esecutivo, quella destinata ad accompagnare la maggioranza dritta alle urne, scatta ufficialmente nell’incertezza assoluta. Del provvedimento licenziato dal Consiglio dei ministri non esiste ancora uno straccio di testo ufficiale, sostituito per ora da una lunga passerella mediatica allestita da Giorgia Meloni, scortata a Palazzo Chigi dai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Una manovra da 26 miliardi di euro — tre in più rispetto alle stime iniziali — la cui spina dorsale finanziaria poggia sulle acrobazie contabili concordate con Bruxelles: 12 miliardi usati fuori dai vincoli per Energia e Difesa grazie alla clausola di salvaguardia europea e 3,5 miliardi sbloccati facendo confluire nel capitolo energetico interventi già coperti dalle risorse del Pnrr. Spazi finanziari subito convertiti in un catalogo di svariate misure a pioggia.
La risposta-spot alla piazza: il finto “bonus giovani” e le briciole sulla casa
A tradire il nervosismo della maggioranza dopo le violente contestazioni di piazza delle ultime settimane è la smaniosa centralità accordata alle politiche giovanili. «Di fronte alla percezione di scarso interesse che i ragazzi sembrano avere verso lo Stato, noi diamo risposte concrete, ma non a chi sfascia le vetrine», rivendica Meloni. Una risposta che alla prova dei numeri assume i contorni di una pura operazione d’immagine.
L’annuncio ad alto impatto mediatico riguarda un presunto «premio per i giovani lavoratori under 30 fino a 2.500 euro tassati all’1%». Nessun dettaglio su platee o coperture è stato fornito da Palazzo Chigi: dietro lo slogan si cela una semplice detassazione sugli aumenti retributivi (ad esempio nel passaggio da un contratto a termine a uno indeterminato). Un meccanismo a somma zero che, invece di spingere le imprese a concedere aumenti lordi strutturali, si trasforma nell’ennesimo incentivo mascherato a favore delle aziende.
Parallelamente, mentre il tanto propagandato piano da 100mila alloggi popolari resta confinato a data da destinarsi, il governo prova a tamponare l’emergenza abitativa riducendo la cedolare secca sugli affitti a canone concordato dal 10% al 5%, che scende addirittura all’1% per gli inquilini under 35, nella speranza che i proprietari decidano di spalancare le porte ai giovani.
Il baratto ideologico: tagliati i ragazzi per pagare la flat tax agli autonomi
Per far quadrare i conti dell’ultima ora ed erogare lo sconto Irpef per i redditi tra 50mila e 55mila euro preteso da Forza Italia e l’estensione della flat tax al 15% fino a 100mila euro per i lavoratori autonomi, il governo ha sacrificato proprio le misure giovanili ipotizzate nei giorni scorsi, cancellando la mini-Irpef under 30 e la no tax area per gli under 25.
Il resto dell’architettura finanziaria conferma il rinvio a gennaio del nodo pensioni — a cui vanno le briciole di 850 milioni recuperati dal blocco delle indicizzazioni inflazionistiche sopra sei volte il minimo — e il solito taglio alla Sanità: 3,4 miliardi aggiuntivi, quasi la metà dei 6 miliardi invocati dalle Regioni e dal ministro Schillaci. Sul fronte delle coperture spiccano il prelievo coatto sulle banche da 5 miliardi (con l’Ires che sale di tre punti insieme alle assicurazioni), il raddoppio della Tobin tax fino allo 0,6%, l’aumento dell’Irap per il settore energetico da 700 milioni e l’ennesima sforbiciata ai ministeri. Con un avviso perentorio lanciato dalla premier ai suoi parlamentari in Cdm: «Non voglio sgambetti alla Camera e al Senato», lasciando a disposizione del Parlamento un fondo blindato da appena 200-300 milioni per gli emendamenti.

