mercoledì 28 Ottobre 2026

Il Gip libera il ricercatore Siher: «Nessuna istigazione al terrorismo nelle chat»

Cadono le accuse spiccate nella notte di sabato contro l'amministratore del canale Telegram finito nell'occhio del ciclone dopo i disordini nel centro di Milano. Il giudice Tiziana Landoni respinge la richiesta di custodia in carcere della pm Crupi ed esclude il pericolo di fuga: il 30enne lascia San Vittore e torna a piede libero

Di Redazione
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Un provvedimento secco che ridimensiona l’impianto accusatorio della Procura milanese e rimette subito in l’indagato. Il giudice per le preliminari del , Tiziana Landoni, non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, il ricercatore italiano di origini marocchine di 30 anni arrestato nella notte di sabato e recluso a San Vittore con l’accusa di amministrare il Telegram “Movimento 17 ottobre”, creato dopo i saccheggi che hanno devastato il centro capoluogo lombardo.

La decisione del smonta la linea della Procura guidata dal pubblico ministero Francesca Crupi, che aveva contestato al giovane i reati di istigazione a delinquere aggravata da finalità terroristiche e la partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche, fattispecie appena introdotta dal nuovo decreto . Per il giudice le condotte contestate non configurano alcuna istigazione eversiva, disponendo la rimessa in libertà dell’uomo senza l’applicazione di alcuna misura cautelare.

Cadono il pericolo di e la linea dura della Procura

Il provvedimento del magistrato esclude in radice le premesse che avevano portato al fermo d’urgenza. Nel documento d’ la pm Crupi aveva sollecitato la custodia in cella sostenendo la sussistenza di un «concreto pericolo di fuga», legato a ipotetiche «particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali» che avrebbero permesso al ricercatore di far perdere le proprie tracce.

Un quadro ritenuto del tutto sprovvisto di riscontri concreti dal Gip, che ha disposto l’immediata uscita dal del trentenne. Siher lascia così la cella di San Vittore e torna a casa, pur restando iscritto nel registro degli indagati a piede libero insieme alla moglie, a sua volta indagata in stato di libertà nell’ambito dell’inchiesta sulle proteste milanesi.

Il nodo delle nuove norme sui cortei

La decisione della magistratura milanese apre una crepa nell’applicazione delle misure di introdotte dal recente pacchetto sicurezza. Alla prima prova sul campo, la stretta sulle comunicazioni digitali e sulla presenza nelle manifestazioni di piazza trova un freno nelle valutazioni del giudice di merito, che ha scisso la rilevanza penale dei messaggi in chat dalle condotte di devastazione e violenza reale viste in strada.

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