venerdì 30 Ottobre 2026

Raffreddore che non passa, cosa fare: esperto svela le cause dei sintomi infiniti

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
Stanchezza costante, naso che cola per giorni, tosse stizzosa che non passa. Il raffreddore ‘highlander’ esiste e in tanti lo stanno sperimentando in questo periodo sulla propria pelle. Gli lo hanno anche descritto in ed è coniato l’appellativo ‘long cold’, un cappello sotto il quale però finiscono manifestazioni diverse. C’è chi accusa sintomi persistenti senza interruzione, chi si illude per un’apparente guarigione e poi vede peggiorare la sindrome respiratoria, secondo un andamento a doppia onda. “Sono raffreddori che sembrano non finire mai – conferma il virologo Fabrizio – si trascinano per giorni, a volte per settimane, con sintomi che faticano a scomparire del tutto.  

È un fenomeno che può verificarsi soprattutto in questa stagione, quando circolano contemporaneamente numerosi virus respiratori”. Bisogna però “distinguere due situazioni diverse – spiega all’Adnkronos Salute – da una parte ci sono i sintomi che persistono anche dopo la fase acuta di una singola , dall’altra ci sono le infezioni successive, provocate da virus differenti”. Nel primo caso, illustra il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’università Statale di Milano, “il virus può essere già stato eliminato dall’organismo, ma l’infiammazione delle vie respiratorie continua a provocare tosse, congestione nasale e altri disturbi. Nel secondo caso, invece, una persona contrae un nuovo virus mentre sta ancora recuperando dall’infezione precedente, oppure a distanza di pochi giorni. I sintomi quindi si sovrappongono o ricompaiono, dando l’impressione di un unico raffreddore interminabile, quando in realtà si tratta di due episodi distinti”. Questo, avverte lo specialista, “non significa necessariamente che i virus siano diventati più aggressivi o che le nostre difese immunitarie siano indebolite. Un comune raffreddore tende a migliorare nell’arco di 7-10 giorni, ma alcuni disturbi, soprattutto la tosse, possono persistere anche per 2 o 3 settimane”.  

Come orientarsi nel mondo dei ‘long cold’? “Attenzione a non confondere un decorso prolungato con un’infezione che si sta complicando – è la raccomandazione di Pregliasco – Il primo campanello d’allarme è il peggioramento anziché il progressivo miglioramento dei sintomi, soprattutto quando, dopo alcuni giorni in cui sembrava di stare meglio, ricompaiono febbre, tosse più intensa o un marcato malessere generale. Devono farci prestare particolare attenzione anche una febbre elevata o persistente, un forte dolore al volto o alle orecchie, una tosse che peggiora e una stanchezza sproporzionata che non accenna a diminuire. In questi casi è importante rivolgersi al per escludere complicanze come sinusiti, otiti o infezioni delle basse vie respiratorie.  

Ancora più importante è riconoscere i segnali che richiedono un immediato: difficoltà respiratoria importante, dolore toracico persistente, confusione o alterazioni dello stato di coscienza non devono mai essere attribuiti a un semplice raffreddore e richiedono una valutazione urgente, chiamando il se necessario. Una cautela particolare è necessaria per anziani, persone fragili, immunodepressi e pazienti con patologie croniche, nei quali anche un’infezione respiratoria apparentemente banale può avere conseguenze più importanti”. Infine un monito: “Ricordiamo che gli antibiotici non sono efficaci contro i virus e devono essere utilizzati soltanto quando il medico individua una possibile complicanza batterica che ne giustifichi la “, conclude il virologo. 

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