venerdì 30 Ottobre 2026

Tumori, Bonifacino (IncontraDonna): “Conoscere la storia familiare per ridurre i rischi”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “Non c’è solo la disinformazione ma anche il timore di scoprire di avere qualcosa. Secondo me dobbiamo lavorare innanzitutto sulle fasce più giovani e cominciare a far capire, sia agli adulti sia ai ragazzi, che conoscere prima di tutto cosa è successo nelle proprie famiglie, dal punto di vista cardiovascolare, metabolico, parlando di diabete, e oggi abbiamo parlato anche di obesità, oppure dal punto di vista oncologico, può aiutarci a evitare, e ad abbattere il rischio, che nelle famiglie accada di nuovo quello che è accaduto in precedenza”. Così Adriana Bonifacino, senologa oncologa e fondatrice della Fondazione IncontraDonna, intervenuta alla seconda edizione dell’Health Journalism Forum, all’ospedale Cardarelli di Napoli, su come vincere la della prevenzione, alimentata a volte anche dalla disinformazione. 

“Non è sempre necessario effettuare un genetico: lo stabilirà ovviamente il che segue la persona – ha spiegato – A volte bastano anche degli accorgimenti, cioè capire che la prevenzione può essere un po’ più personalizzata. Oggi siamo abituati a parlare di cura personalizzata ma dobbiamo cominciare a parlare sempre di più di prevenzione personalizzata. Faccio un esempio: se in una ci sono stati tanti eventi cardiovascolari, non è detto che potremo evitare tutto o che avremo sempre la possibilità di evitare qualunque tipo di , ma certamente focalizzeremo di più l’attenzione sulle problematiche vascolari, cominciando magari da quando le persone sono più giovani, con abitudini di prevenzione primaria: l’ fisica, la sana alimentazione, attenzione ad alcol e fumo, quindi tutto ciò che può aiutare queste persone ad abbattere il rischio. E penso che così, forse, possiamo sconfiggere di più anche le paure”, ha osservato Bonifacino. 

Su come dare una corretta informazione sulle nuove terapie senza creare false speranze, Bonifacino ha sottolineato: “le terapie devono essere stabilite di volta in volta per ciascuna persona. Oggi sappiamo che attraverso i test genomici, ad esempio, riusciamo a realizzare delle vere e proprie carte d’, chiamiamole così, delle patologie che abbiamo, e questo vale soprattutto in campo oncologico, ma anche in tanti altri . Quindi l’appropriatezza della cura, l’accesso alla cura e avere la cura migliore ‘ritagliata’ sulla persona come farebbe un sarto”, ha concluso. 

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webinfo@adnkronos.com ( Info)

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