venerdì 30 Ottobre 2026

«Ci hanno uccisi»: Novaya Gazeta chiude in Russia. Putin spegne l’informazione libera

Il più importante bastione dell'informazione libera russa liquida 30 anni di storia: dal 9 novembre stop ai server, sfratto dalla sede moscovita e chiusura del Museo Politkovskaya. Il drammatico addio dei giornalisti: «Fsb e Procura hanno usurpato lo Stato. La censura è norma e avere opinioni è considerato tradimento»

Di Redazione
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«Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci della nostra casa, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non c’è più». È il necrologio civile e con cui , il simbolo per eccellenza del d’ e dell’opposizione indipendente nella Russia post-sovietica, ha annunciato la cessazione definitiva di ogni attività all’interno dei confini nazionali.

Una resa forzata giunta al culmine di una morsa repressiva asfissiante orchestrata direttamente dal Cremlino, dal Ministero della Giustizia e dagli apparati di sicurezza dell’FSB.

Lo sfratto dal centro di Mosca e la chiusura del Museo Politkovskaya

A sferrare il colpo di grazia alla testata guidata da Dmitry Muratov — Premio Nobel per la nel 2021 — è stata un’operazione coordinata su più fronti. Alla lettera d’ingiunzione di sfratto immediato dallo storico ufficio di Potapovsky Lane nel centro di Mosca, occupato dalla redazione per 29 anni, le autorità hanno affiancato il blocco sistematico del circuito di donazioni bancarie dei lettori, privando la testata dell’unica fonte di sostentamento rimasta.

Con l’abbandono dello stabile chiuderà per sempre anche il Museo intitolato ad Anna Politkovskaya, allestito proprio all’interno di quella che fu la stanza di lavoro della cronista assassinata nel 2006. Un destino tragico che accomuna la Politkovskaya agli altri cinque giornalisti della testata uccisi negli anni per le loro inchieste sui crimini in Cecenia e sulla corruzione di Stato: Igor Domnikov, Yuri Shchekochikhin, Stas Markelov, Anastasia Baburova e Natalya Estemirova.

Il drammatico atto d’accusa: «Instaurata una dittatura »

Nel lungo testo di addio pubblicato sul proprio sito web, i giornalisti ripercorrono tre decenni di battaglie democratiche, lanciando un’invettiva senza sconti contro il sistema di potere edificato da :

«I funzionari dell’FSB si sono infiltrati in ogni organizzazione e considerano il Paese come una loro proprietà. Non si tratta di risentimento sovietico; sotto questa copertura è stata praticamente instaurata una dittatura militare. I diritti umani e le sono stati eliminati, e la loro tutela è stata equiparata a un reato. Avere le proprie convinzioni è ora considerato tradimento. Ma il vero tradimento è quando uno Stato tradisce la propria Costituzione».

Dopo le restrizioni e i blocchi subiti a seguito dell’invasione dell’ nel 2022 e l’etichetta punitiva di “agente straniero” comminata nel settembre 2026, la redazione ha preso atto dell’impossibilità fisica ed economica di proseguire l’attività sul suolo patrio. L’eredità giornalistica della testata continuerà ora a vivere unicamente attraverso Novaya Gazeta Europe, la struttura d’esilio fondata a Riga () per sfuggire alla censura di guerra e continuare a raccontare la verità dall’esterno.

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