venerdì 30 Ottobre 2026

Briciole ai malati, miliardi alle armi. La Manovra di Schillaci spacca l’Italia e porta i medici in piazza

Il bilancio del governo concede alla salute pubblica appena 2,4 miliardi a fronte dei 5 richiesti dallo stesso ministero, mentre la spesa per la Difesa sale di 4,5 miliardi. Esplode la rabbia di medici, Regioni e opposizioni: il ministro Schillaci cede al MEF e difende le briciole tra il gelo delle corsie e il rischio del collasso delle cure

Di Redazione
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Mentre per i carri armati, le missioni all’estero e i sistemi di difesa si trovano senza fatica 4,5 miliardi di freschi, per chi si ammala e per i medici stremati nelle corsie rimangono solo le briciole di un bilancio di lacrime e sangue. È il verdetto devastante della nuova Legge di Bilancio, un testo che certifica il definitivo tradimento del Servizio Sanitario Nazionale da parte dell’esecutivo e del suo ministro di riferimento, Orazio Schillaci.

Dei 5 miliardi di euro che lo stesso aveva solennemente richiesto al MEF per tamponare l’emergenza degli ospedali italiani, nelle casse della sanità ne sono entrati appena 2,4. Una cifra ridicola, del tutto incapace di coprire anche solo l’impennata dei costi energetici, dell’inflazione e dei prezzi di farmaci e presidi medici.

I miliardi alla Difesa e la mannaia sulla salute: la resa politica di Schillaci

Il contrasto nelle cifre stabilite dalla Manovra fa esplodere una bufera politica e sociale senza precedenti. A denunciare il cortocircuito etico del governo è il leader del Movimento 5 Stelle, : «Con il dei salari reali e della produzione industriale, con una record, hanno la faccia tosta di aumentare la spesa militare di 4,5 miliardi, mentre l’aumento per la sanità è meno della metà».

Un attacco a cui si unisce la segretaria del Partito Democratico, Elly , che accusa direttamente la di voler smantellare la tutela della salute pubblica: «Questa destra vuole la sanità a misura del portafoglio delle persone. Si tratta di una manovra di mance e spot elettorali. L’unica buona notizia è che è l’ultima di questo governo».

Invece di battersi fino all’ultimo per difendere gli ospedali, il ministro Orazio Schillaci ha preferito piegare la testa di fronte alle esigenze di cassa del Ministero dell’Economia, provando poi a nascondere il disastro durante un teso question time al Senato: «Con la manovra il fondo sanitario raggiunge i 146,3 miliardi, con attenzione soprattutto ai soggetti fragili. Non ci sono stati tagli. Siamo soddisfatti, ora bisogna utilizzare bene i fondi».

La rivolta delle Regioni: «Così spingono i malati verso i privati»

Parole, quelle del ministro, arrivate come uno schiaffo sui volti dei governatori regionali, costretti a fare i conti con i bilanci in rosso e la paralisi delle prestazioni. Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, ha espresso tutta la sua rabbia per una manovra deludente: «C’è un aumento di risorse del tutto limitato che si propone persino come spesa vincolata».

I pochi soldi freschi stanziati, infatti, saranno interamente risucchiati dalle coperture per i contratti e dai rimborsi per il payback (1,5 miliardi), senza destinare un singolo euro al potenziamento della gestione ordinaria. Una scelta che per il presidente della Puglia, Antonio Decaro, svuota il ruolo delle autonomie: «Le risorse non passano dai bilanci delle Regioni: a questo punto la sanità è una funzione che lo Stato si può riprendere».

Il risultato sociale di questa resa contabile è già sotto gli occhi di tutti: infinite nei pronto soccorso, visite diagnostiche fissate a distanza di un anno e milioni di italiani spinti a indebitarsi per curarsi nelle cliniche private o costretti a rinunciare del tutto alle .

Camici bianchi in piazza: scatta lo stato d’agitazione

Nelle corsie degli ospedali la pazienza è finita. I sindacati dei medici e del non sono disposti a fare da capro espiatorio del disastro Schillaci.

Piero Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, preannuncia battaglia aperta: «Le prime cifre non ci convincono e ci preoccupano. Non si parla dell’aumento dell’indennità di esclusività per tutti i medici che aspettiamo da tempo. Se non risponderanno, inizierà una dura stagione di lotta sindacale».

Sulla stessa linea d’attacco il sindacato Cimo e le sigle confederali, pronte ad affiancare lo sciopero generale con il blocco dei servizi e delle prestazioni straordinarie. La guerra sulla sanità pubblica è appena iniziata.

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