venerdì 30 Ottobre 2026

Stallo in Israele: Netanyahu senza maggioranza. «È nel panico, cacciamolo con gli arabi»

I risultati definitivi del voto del 27 ottobre certificano l'assenza dei numeri per il Likud alla Knesset. Yair Golan rompe gli indugi e propone un patto storico con Ra'am e la Lista Unita per raggiungere 67 seggi: «Bibi ha il terrore della commissione d'inchiesta sulle responsabilità del 7 ottobre»

Di Redazione
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Il verdetto delle urne israeliane lascia Benjamin Netanyahu nell’angolo e trasforma il -elettorale in una resa dei conti dalle conseguenze storiche. Con la chiusura definitiva dello scrutinio del voto del 27 ottobre, il blocco di destra guidato dal uscente si è fermato a 53 seggi, ben distante dai 61 necessari per formare una maggioranza.

A cogliere immediatamente l’opportunità per sferrare l’affondo finale è Yair Golan, leader dei Democratici ed ex vicecapo di stato maggiore dell’Idf, che ha deciso di abbattere lo storico tabù della politica promuovendo un’alleanza tattica e strategica con le rappresentanze della minoranza araba.

L’aritmetica della Knesset: la strada verso quota 67 seggi

I numeri della nuova Knesset disegnano uno scenario inedito. A fronte dei 53 seggi racimolati da Netanyahu e dei 48 conquistati dall’opposizione guidata da Gadi Eisenkot, i (Ra’am e Lista Unita) hanno ottenuto 19 seggi complessivi. Unendo l’opposizione laica e i deputati arabi, la coalizione anti-Likud salirebbe direttamente a 67 seggi, garantendo una maggioranza solida per sfilare la premiership al leader storico del centrodestra.

«Farò tutto quello che posso per convincere i miei alleati che questo è un momento storico, e che dobbiamo fare il possibile per mandare a casa Netanyahu e i suoi», ha dichiarato Golan in un’intervista al Corriere della Sera, confermando di aver avuto incontri positivi con Eisenkot e diretti con Mansour Abbas (Ra’am) e i vertici della Lista Unita. «Lavorare con i partiti arabi non è un’opzione fra le tante, è quello che il momento ci chiede. Non c’è nessuna giustificazione per escludere il venti per cento della popolazione: gli arabi israeliani sono cittadini con gli stessi diritti e chi li rappresenta è un a tutti gli effetti».

Il terrore di Bibi: l’inchiesta sul 7 ottobre e il crollo dello scudo

Secondo Golan, la reazione stizzita e le accuse di “tradimento” sollevate dal Likud nascondono uno stato d’animo preciso: la . L’intesa tra le opposizioni e il blocco arabo punta infatti a tre obiettivi a brevissimo termine: l’elezione di un nuovo della Knesset, l’abrogazione della controversa della giustizia voluta dalla destra e, soprattutto, l’istituzione immediata di una commissione statale d’inchiesta indipendente sul massacro del 7 ottobre 2023.

«La verità è che Netanyahu è nel panico. Ha il terrore che eleggeremo un nuovo presidente della Knesset, che cancelleremo la riforma giudiziaria e che istituiremo una commissione d’inchiesta che indaghi su di lui», ha accusato Golan, liquidando le insinuazioni su presunti fondi esteri destinati al . «Bibi si aggrappa alla poltrona dopo essere stato proprio lui a favorire per anni il passaggio dei finanziamenti del Qatar ad Hamas per dividere il fronte palestinese».

La partita per la composizione dell’Esecutivo è appena iniziata, ma per la prima volta in oltre un decennio la morsa di Netanyahu sul potere sembra destinata a spezzarsi sotto la spinta di un’alleanza senza precedenti.

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