(Adnkronos) – “Gli italo-americani devono votare per Trump, è chiaro. Perché Trump è il presidente che ha nel cuore l’Italia”. Lo afferma Paolo Zampolli, ex rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali, in un’intervista all’Adnkronos, nella quale affronta le prospettive delle elezioni di midterm, i rapporti tra Washington e Roma e le principali sfide dell’amministrazione americana.
Secondo Zampolli, un’eventuale vittoria democratica alle elezioni di metà mandato rappresenterebbe soprattutto un ostacolo per il presidente: “Gran mal di testa, perdita di tempo. Rimane il presidente, ma i democratici non sono interessati al bene dell’America”.
D. I sondaggi danno Trump in difficoltà in vista delle elezioni di midterm. Crede in una rimonta, come quella che si è vista per Netanyahu, oppure pensa che ci sarà una valanga democratica?
R. “Storicamente tutti i presidenti hanno sempre perso le elezioni di midterm. Ad ogni modo, il presidente Trump è convinto di avere successo e tutti noi lo speriamo”.
D. Qual è il peso del legame tra Italia e Stati Uniti, in particolare per gli italo-americani?
R. “Le relazioni tra Italia e America sono molto importanti. Siamo quasi 20 milioni di persone di origini italiane. Il nostro legame vale molto di più del passaporto: sono la storia, i valori familiari e l’amicizia che abbiamo. Il presidente Trump e io siamo vicinissimi all’Italia, amiamo l’Italia e vogliamo che questa relazione sia sempre migliore”.
Zampolli richiama anche la partecipazione della comunità italo-americana alla convention della Niaf, la National Italian American Foundation, tenutasi a Washington alcune settimane fa: “I valori italiani e americani sono unici”. Da qui l’appello al voto: “Tutti quelli che possono legalmente votare vadano a votare. Ogni voto conta. Sarà un’elezione molto combattuta, si vincerà veramente per pochi voti”.
D. Gli italo-americani voteranno ancora per Trump alle prossime elezioni?
R. “Per me devono votare per Trump, è chiaro. Perché Trump è il presidente che ha nel cuore l’Italia. Per il business e per tutto questo dobbiamo votare per Trump”.
D. Che cosa comporterebbe per Trump la perdita della maggioranza repubblicana al Congresso?
R. “Gran mal di testa, perdita di tempo. Rimane il presidente, ma i democratici non sono interessati al bene dell’America”.
Zampolli cita, a questo proposito, la questione del muro al confine con il Messico: “Stavamo costruendo il muro, stavamo andando avanti al confine sud con il Messico, avevamo già tutto l’acciaio pagato e hanno deciso di non fare il muro”. Secondo Zampolli, l’acciaio sarebbe stato poi svenduto e la decisione avrebbe contribuito a consentire l’ingresso di milioni di immigrati.
“Noi crediamo nella migrazione, io sono un immigrato, la famiglia del presidente Trump era immigrata. Ma io sono andato legalmente, non ho saltato il muro, ho fatto i miei documenti e sono diventato cittadino americano dopo 14 anni che vivevo lì”, sottolinea.
D. C’è qualcosa che Trump ha sbagliato finora?
R. “Forse non è che abbia sbagliato, ma ci sono due cose che non sono andate come volevamo. Questa guerra doveva finire subito, e ha dovuto farla, ma è una guerra molto complicata con l’Iran. Questo è di sicuro il problema più grosso che abbiamo in questo momento”.
Zampolli rivendica inoltre l’impegno di Trump sul fronte della pace, ricordando gli accordi raggiunti durante la sua presidenza. “Il presidente della pace ha fatto otto accordi, anche tra Azerbaigian e Armenia, che erano in guerra da 35 anni”, afferma.
D. Tornerà a ricoprire un incarico nell’amministrazione americana?
R. “Ho avuto questa nomina per un anno e mezzo (quella di rappresentante speciale, ndr), anche se la nomina durava un anno. Non so se in futuro vorrà chiedermi altre cose. Per me sarebbe un privilegio enorme, ma io sono un business man, ho una famiglia. Per me è meglio fare business. Stare vicino all’amministrazione va benissimo, ma se lavori per il governo federale non puoi fare business: bisogna decidere”.
Zampolli precisa di poter mantenere rapporti con l’amministrazione anche senza ricoprire un incarico federale. Cita, in questo contesto, il Kennedy Center, incarico che definisce “una cosa prestigiosissima” e compatibile con la propria attività imprenditoriale.
D. La pace tra Trump e la premier Giorgia Meloni è solida e duratura? Dobbiamo aspettarci nuove tensioni?
R. “Come ho sempre detto, è una cosa che non ho gestito io, non era la mia agenda. Io credo nell’amicizia tra i due presidenti e, se ci sarà bisogno di me in futuro, sono sempre a disposizione per aiutare”.
Zampolli aggiunge che, fino alla settimana precedente all’intervista, della questione si sarebbe occupato l’ambasciatore Tilman Fertitta, il cui nome nella trascrizione originale non risulta sufficientemente chiaro. “Nessuno mi ha chiesto di fare qualcosa. Se mi verrà chiesto, sarò sempre a disposizione per loro”, conclude.
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