Il perimetro del Campo Largo si trasforma in un campo minato e l’esplosione parte dal centro di gravità del Movimento 5 Stelle. Nelle anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa, «Storia della Seconda Repubblica», Giuseppe Conte scioglie le riserve sulla sua disponibilità a correre per le primarie di coalizione, ma mette sul tavolo un veto politico destinato a terremotare i piani del Partito Democratico: la presenza di Italia Viva e di Matteo Renzi è incompatibile con la vittoria su Giorgia Meloni.
L’ex premier abbandona i giri di parole e punta il dito contro l’ex segretario dem, trasformando l’alleanza di centro in un fattore di rischio elettorale e politico.
L’affondo su Italia Viva: «Farà scappare i nostri elettori»
Per Conte, l’apertura del fronte progressista all’area renziana non rappresenta un valore aggiunto per cacciare la destra dal governo, bensì una zavorra tossica che rischia di demoralizzare la base M5S e spingerla verso l’astensione.
«La presenza di Italia Viva nella coalizione non è un problema nostro, ma dell’Italia. Se una parte dell’elettorato del M5s non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa Meloni.»
Un’analisi spietata che liquida ogni tentativo di “campo largo annacquato” e mette in guardia i vertici dell’opposizione: imbarcare Italia Viva per raschiare qualche punto percentuale al centro significa perdere quote decisive di voto d’opinione e di protesta a sinistra.
L’ultimatum a Elly Schlein: «È una scelta del PD, ora ci diano garanzie»
L’attacco a Renzi si trasforma immediatamente in un guanto di sfida lanciato al Nazareno. Conte non nasconde che la responsabilità politica dell’ingresso di Italia Viva ricade interamente sulle spalle di Elly Schlein, chiamata ora a scegliere da che parte stare.
«Poiché è stato il Partito democratico a volere che Renzi stesse con noi, è la sua segretaria a doversi assumere la responsabilità di ottenere garanzie politiche che ci salvaguardino dal depotenziamento dell’alleanza che Renzi può portare, e prevengano instabilità future.»
Pur confermando la volontà di sfidare la Schlein ai gazebi, il presidente M5S chiarisce le condizioni della contesa:
«Mi pare chiaro che faremo le primarie e io ci sono. Ma era doveroso esplorare la possibilità di un metodo alternativo. I leader dei due maggiori partiti dell’opposizione, fatalmente, tenderanno a valorizzare le differenze più degli elementi unitari. Abbiamo due profili con temperamenti e sensibilità differenti, ma siamo accomunati dal medesimo obiettivo di realizzare un progetto di cambiamento del paese e starà al nostro senso di responsabilità fare in modo che non sia uno scontro tra avversari, ma un grande momento di democrazia e partecipazione.»
Senza garanzie blindate contro i “frenatori” di Italia Viva, il M5S non è disposto a firmare cambiali in bianco per la leadership della coalizione.

