L’esito delle elezioni di Midterm rischia di cambiare gli equilibri di potere a Washington e di portare l’amministrazione di Donald Trump nella condizione che nel gergo politico americano viene definita dell’anatra zoppa (lame duck). È un’espressione usata per descrivere un presidente la cui carica sta per scadere o che si trova a governare con un Congresso controllato dall’opposizione. Se i Democratici dovessero conquistare la maggioranza alla Camera, al Senato o in entrambi i rami, le riforme del governo finirebbero su un binario morto.
Per provare a fermare l’iniziativa dell’opposizione, Trump ha già spiegato al New York Post di voler usare ampiamente il diritto di veto. Il veto presidenziale serve a bloccare le leggi approvate dal Congresso, ma non permette di far avanzare le riforme economiche e sociali del programma di governo, trasformando l’attività della Casa Bianca in una continua trattativa.
Un’altra opzione è l’uso degli ordini esecutivi, che consentono al presidente di agire senza il voto delle Camere. Tuttavia, i decreti non possono stanziare nuovi fondi federali — un potere che spetta esclusivamente alla Camera dei Rappresentanti — e rischiano costantemente di essere bloccati dai ricorsi proposti nei tribunali federali, portando a quello che gli analisti definiscono grinding halt, ossia l’arresto dell’attività legislativa.
Il piano d’emergenza della Casa Bianca e lo “sprint” finale
Consapevoli di questo rischio, i collaboratori di Trump — tra cui il vice capo dello staff Stephen Miller e il direttore del bilancio Russell Vought — lavorano da aprile a un piano straordinario per ampliare l’uso dei poteri esecutivi e provare ad aggirare il Congresso in caso di stallo.
Allo stesso tempo, all’interno del partito repubblicano ci si prepara al cosiddetto lame-duck sprint: il tentativo di far approvare il maggior numero possibile di leggi durante le ultime settimane di mandato del Congresso uscente, prima che il 3 gennaio 2027 si insedi quello nuovo. Nel partito ci sono però pareri diversi su quali priorità inserire nel programma: una parte spinge per approvare solo i finanziamenti federali necessari a evitare lo shutdown, mentre un’altra vuole sfruttare la finestra temporale per approvare norme più divisive.
I precedenti storici: dal 1974 all’impeachment di Clinton
Le settimane compresi tra il voto di metà mandato e l’avvio della nuova legislatura si sono rivelate spesso decisive nella storia politica americana. Il caso più rilevante di sessione “sprint” è quello del 1974: subito dopo le dimissioni di Richard Nixon e le elezioni di Midterm, il Congresso uscente approvò 138 riforme fondamentali in un solo mese.
Nel dicembre 1998, invece, la Camera a maggioranza repubblicana approvò la procedura di impeachment contro Bill Clinton per spergiuro e ostruzione alla giustizia. Fu un’operazione accelerata proprio perché i Repubblicani sapevano che, a causa del risultato delle Midterm, da gennaio la loro maggioranza si sarebbe ridotta, facendo rischiare il fallimento del voto. Negli anni più recenti, come nel 2020 e nel 2022, queste settimane finali sono state usate soprattutto per approvare grandi leggi di spesa (spending bills) in cui inserire norme secondarie e finanziamenti locali prima del cambio al Congresso.

