L’offensiva della guerra ibrida alza il tiro e colpisce direttamente i vertici dell’esecutivo italiano. Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha denunciato sui propri canali social un pesante attacco informatico ai suoi danni, sfociato nel furto di dati personali messi poi in vendita nei circuiti del dark web. Una vera e propria campagna di intimidazione che punta a coinvolgere anche i familiari del titolare della Farnesina, con gruppi criminali pronti a remunerare la diffusione di ulteriori dettagli privati.
L’episodio rappresenta un’escalation rispetto alle recenti incursioni hacker contro le infrastrutture istituzionali. Il vicepremier denuncia che criminali informatici da giorni hanno diffuso i suoi dati personali sul dark web e cercano altre informazioni, di fatto esponendolo a nuove minacce e intimidazioni. Coinvolgono anche la sua famiglia e sono pronti a pagare per altri dettagli su di lui e sui suoi cari. Di fronte all’offensiva, il capo della diplomazia italiana replica che la sua reazione è molto semplice, assicurando che non si farà intimidire in nessun modo e che continuerà a lavorare per difendere il ministero e l’Italia, rafforzando sempre più i legami e la collaborazione con gli alleati per proteggersi insieme.
Il movente geopolitico: la ritorsione sul dossier Kiev
Behind l’incursione informatica non ci sarebbe una semplice operazione di riscatto economico, ma una chiara matrice politica legate agli scenari di crisi internazionali. Nel suo intervento pubblico, il ministro traccia un collegamento diretto tra le intimidazioni subite e l’asse diplomatico tenuto dall’esecutivo italiano nel conflitto tra Mosca e Kiev.
Tajani chiarisce infatti che la posizione italiana sull’Ucraina è la ragione politica per cui è entrato nel mirino delle entità ostili. Difendere la libertà di uno Stato sovrano e schierarsi in maniera limpida a favore di democrazia e indipendenza di una nazione rappresenta un atteggiamento considerato pericoloso da parte di queste strutture criminali. Secondo quanto ricostruito dal ministero, le ritorsioni nascono anche dalle contromisure messe in campo alla Farnesina per contrastare le incursioni informatiche provenienti da soggetti contigui ad apparati statali avversari.
La risposta della Farnesina e la nuova Direzione Cyber
Il blitz dei pirati informatici si scontra con il potenziamento delle difese digitali già avviato all’interno della macchina ministeriale. Per fare fronte alle minacce ibride e proteggere i flussi riservati della diplomazia, il titolare degli Esteri ha ricordato la nascita di una struttura ad hoc concepita proprio per schermare gli attacchi informatici.
Il ministro sottolinea che alla Farnesina si lavora seriamente contro queste minacce e che è stata creata dal primo gennaio una direzione cyber specifica per proteggersi dalle incursioni informatiche di soggetti spesso collegati in qualche modo a entità statali ostili. L’Italia prosegue nel raccordo operativo con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e con i servizi di intelligence dei Paesi alleati, ribadendo la ferma intenzione di continuare a difendere la sicurezza nazionale e a lottare contro i criminali informatici, con la convinzione che questo sia l’unico modo giusto per tutelare il popolo italiano e le istituzioni del Paese.

