venerdì 14 Agosto 2026

Bossi, la canottiera che cambiò la politica: l’estate 1994 del leader della Lega in Sardegna

Di La Sintesi Online
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() – è il politico dei gesti. Il dito medio alzato, le corna, il pugno e l’avambraccio, la pernacchia, e soprattutto la celebre canottiera sfoggiata sulle spiagge della Sardegna nell’estate del , esibita più volte in luoghi pubblici come se fosse un manifesto della sua irriverenza. Ogni gesto, ogni posa, ogni abito raccontava una politica diversa: diretta, provocatoria, fuori dagli schemi della Prima Repubblica, pronta a infrangere le regole e a conquistare l’attenzione del Paese nella Seconda Repubblica. 

Come ha osservato lo scrittore, saggista e universitario Marco Belpoliti nel suo libro “La canottiera di Bossi” (Guanda, 2012), il capo leghista incarnava una rottura radicale con la tradizione politica italiana: il linguaggio misurato dei parlamentari, il contegno da notaio, la distanza cerimoniosa dai . Bossi, al contrario, comunicava con il corpo, con l’ironia, con la provocazione. Non aveva completato gli studi, non possedeva doti intellettuali dichiarate, eppure, agli occhi dei suoi seguaci, dei giornalisti e perfino di alcune figure del mondo della cultura, era un genio della politica. Come un “vitellone” felliniano, sospeso tra apparente immaturità e magnetismo irresistibile. 

È nell’estate del 1994 che questa teatralità del potere trova il suo palcoscenico più simbolico. Da una parte, Silvio Berlusconi nella sua villa Certosa a Porto Rotondo, pulsante della Gallura che presto sarebbe diventata la “Camp David sarda”. Dall’altra, Bossi ospite in una residenza di Vito Gnutti al Pevero, in Costa Smeralda. Intorno a loro, una galassia di ministri, viceministri e di partito che trasformano i borghi turistici della Sardegna da sfondo di vacanza in epicentro di cronaca politica. 

Fino ad allora, il potere economico e politico frequentava la Costa Smeralda in modalità “low profile”: Gianni Agnelli, Carlo De Benedetti, la famiglia Barilla, Raul Gardini, i Merloni e lo stesso Berlusconi erano di casa tra Porto Cervo e Porto Rotondo, ma lontani dai riflettori. Le servivano a staccare dai palazzi romani, non a fare notizia. Ma l’agosto del 1994 segna un’inversione di tendenza: i politici non solo si mostrano, ma discutono lì le sorti del Paese. Porto Rotondo e Porto Cervo diventano, per qualche settimana, capitali del potere nazionale. 

Le riunioni si tengono nelle ville e nei residence locali. A Porto Rotondo, alla Certosa di Berlusconi, arrivano ministri e sottosegretari come Cesare Previti, Alfredo Biondi, Roberto Maroni e Gianni Letta. A pochi chilometri di distanza, una piccola enclave leghista si raccoglie attorno alla casa di Vito Gnutti, con Bossi al centro. La distanza fisica tra i due poli riflette anche la distanza politica e simbolica: Berlusconi rappresenta il potere elegante, costruito e mediatico; Bossi quello spettacolare, diretto, provocatorio. 

Quel contrasto, tra formalità e irriverenza, racconta una trasformazione più ampia della politica italiana. La comunicazione politica non passa più solo attraverso il discorso, il programma o la conferenza stampa: diventa gesto, immagine, esposizione mediatica. La canottiera di Bossi non era un dettaglio estivo, ma un manifesto visivo, una dichiarazione di appartenenza a un nuovo tipo di populismo che parla al corpo e all’emotività del pubblico. Ogni gesto, dal dito medio al pugno alzato, contribuisce a costruire un linguaggio politico immediato e riconoscibile. (di Paolo Martini) 

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