Caro ministro Tajani,
le parlo come esperto di comunicazione e spin doctor. Quando ho seguito parlamentari nella preparazione alle trasmissioni televisive, il mio consiglio era chiaro e spesso drastico: se non sei pronto per affrontare il contesto televisivo, meglio evitarlo. Non per cattiveria o per limitare il peso politico di qualcuno, ma per proteggere la sua immagine.
La televisione amplifica tutto. Prenda Matteo Renzi: simpatico a prima vista, irritante se si sovraespone, perché emerge la sua vera essenza cinica e poco simpatica. Lo stesso vale per chi ha ricoperto incarichi prestigiosi: Draghi, Monti, lei come presidente del Parlamento Europeo. Questi ruoli creano un’aura, un’immagine positiva che può sembrare persino sovrastimata. Ma se ci si espone troppo, si rischia di demolire quella forza, apparendo banali, ordinari, persino ridicoli. Un po’ come alcune star del cinema: meglio non conoscerle “da vicino”, perché il mito resiste solo intatto.
Lei ha avuto la fortuna di ricoprire ruoli di altissimo livello e di essere l’erede politico di Berlusconi. Ma senza capacità comunicative, politiche e intellettive davvero solide, la televisione rischia di trasformarsi in una trappola. Il mio consiglio da spin doctor? Stia lontano dal piccolo schermo. Impari dagli esempi di ministri e figure di rilievo: meno si parla, meno si rischia di apparire ridicolo.
Nei prossimi mesi, le suggerirei di cancellare dalla sua agenda tutte le conferenze stampa, dichiarazioni pubbliche e partecipazioni a programmi televisivi. Comunichi solo tramite comunicati scritti, controllati, riletti e approvati da uno staff professionale. Se vuole, posso aiutarla a trovare qualcuno che le gestisca questa parte senza farle commettere altri disastri pubblici.
Perché, mi creda, le sue uscite iniziano a essere imbarazzanti non solo in Italia ma anche all’estero. Non voglio fare l’elenco di tutte le sue affermazioni imbarazzanti, ma l’ultima sui ragazzi morti in discoteca, perché si sono fermati a filmare l’incendio, è di una gravità inaudita. Il rischio non è più far ridere, ma compromettere seriamente la sua opportunità di restare ministro degli Esteri.
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