lunedì 28 Settembre 2026

Ecco perché il merito nelle nomine pubbliche è uno slogan: conta solo la vicinanza a Meloni

Nelle aziende di Stato si moltiplicano incarichi e stipendi d’oro per figure legate al partito della premier: la selezione premia soltanto fedeltà e rapporti personali

Di Redazione
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Il governo guidato da Giorgia Meloni ripete da mesi la stessa frase: sulle nomine delle partecipate si lavora guardando al merito. Una promessa chiara, facile da capire. Peccato che la realtà racconti altro.

L’ultimo giro di poltrone nelle grandi aziende pubbliche offre un elenco lungo di incarichi assegnati a persone con un tratto in : la vicinanza ai partiti della , in primo luogo a Fratelli d’Italia. Più che una selezione basata su curriculum e risultati, sembra una distribuzione di premi a chi è rimasto fedele.

Gli amici e i fedelissimi ai vertici

Il caso più discusso è quello di Giuseppina Di Foggia, amica stretta di Arianna Meloni, scelta per la presidenza di Eni. Un incarico da mezzo milione di euro l’anno, con una buonuscita milionaria da Terna che potrebbe arrivare a sei o sette milioni. Poi c’è Francesco Macrì, dirigente di Fratelli d’Italia ed ex consigliere comunale di Arezzo, nominato alla presidenza di Leonardo. Paolo Scaroni resta alla guida di Enel, con il sostegno di Forza Italia, mentre Stefano Cuzzilla ottiene la presidenza di Terna sempre grazie all’appoggio azzurro.

Non finisce qui. Sandro Pappalardo, ex assessore nella Musumeci e vicino ad Arianna Meloni, diventa presidente di Enav. Nel gennaio emerge un problema: non può cumulare pensione e stipendio da 500 mila euro. La maggioranza interviene con un emendamento e il problema sparisce. Nel consiglio di amministrazione di Enav trovano posto anche Antonella Ballone, candidata alle Europee con Forza Italia poi rimasta fuori, Stella Mele, altra candidata a di Fdi , e l’avvocato Stefano Arcifa, consulente del ministro del Made in Italy Adolfo Urso. Anche Benedetta Fiorini, ex della Lega, entra in Eni. Alessandro Monteduro, capo di gabinetto del sottosegretario Alfredo Mantovano, finisce nel CdA di Enel.

Una rete politica per tutte le aziende pubbliche

La lista continua con Federica Seganti, altro nome legato alla Lega, e con un di figure che approdano nel CdA di Leonardo: l’ex deputato leghista Trifone Altieri, la milanese Elena Vasco vicina ad Italia Viva, la lobbista Enrica Giorgetti, dell’ex ministro del Lavoro forzista Maurizioni Sacconi. In Poste Italiane arrivano i sindacalisti della Ugl Salvatore Muscarella e Francesco Scacchi, legato al sottosegretario leghista Durigon.

Di fronte a questo scenario la domanda resta semplice, quasi banale: queste nomine premiano competenza e merito oppure solo appartenenza politica e rapporti personali? Il governo parla di rinnovamento e per anni hanno posto la questione del merito al centro dell’agenda di governo. I fatti raccontano un sistema che ricorda vecchie abitudini che si ripetono: spartizione delle poltrone, fedeltà premiata, merito sullo sfondo. E quando la distanza tra parole e realtà diventa così ampia, la dei cittadini rischia di crollare.

Leggi anche: Trasferte e pasti d’oro: governo Meloni spende 2,5 milioni

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