L’Italia rischia sanzioni piuttosto elevate, previste dalle nuove regole del Patto di stabilità, entrate in vigore nel 2024. Il mancato rispetto del percorso di rientro dal deficit potrebbe costare al Paese oltre un miliardo di euro ogni sei mesi, con un conto complessivo che – potenzialmente – supera gli undici miliardi di euro.
Con la conclusione della clausola di salvaguardia legata all’emergenza Covid – che aveva chiuso un occhio sui conti – l’Unione Europea ha ridisegnato le regole di bilancio, introducendo criteri più stringenti e un nuovo sistema di sanzioni. La norma prevede che, qualora si presenti una “mancata azione efficace” nell’attività di soluzione del disavanzo eccessivo, lo Stato membro può incorrere a multe pari allo 0,05% del Pil semestrale, cumulabili fino a un tetto massimo dello 0,5%.
Se consideriamo, di conseguenza, il Pil semestrale italiano del 2025, pari a circa 2.258 milioni di euro, la sanzione corrisponde a oltre 1,1 miliardi, con un limite massimo di 11,3 miliardi. Questo, se si calcola sul tetto massimo.
Nessun margine per lo “scostamento dal bilancio”
La premier Giorgia Meloni aveva chiarito di non “escludere nulla” per affrontare lo shock energetico, neppure “lo scostamento dal bilancio”. Nel frattempo il senatore Claudio Borghi (Lega) ha proposto una deroga sul Patto di stabilità, minacciando un’iniziativa unilaterale del partito in caso di mancata collaborazione degli altri partiti di maggioranza. Questo però si scontra con la sua realtà tecnica e giuridica: il Patto di stabilità non è un trattato singolo da cui si possa recedere, ma un insieme di norme ancorate ai Trattati UE, che garantiscono la solidità delle finanze pubbliche.
L’Italia, che è coinvolta nella “procedura per disavanzo eccessivo” – a causa di un deficit del 7,4%, registrato nel 2023 –, deve obbligatoriamente seguire un percorso correttivo chiaro. Il Consiglio UE, infatti, ha raccomandato di riportare il deficit sotto la soglia del 3% del PIL entro il 2026, con un aggiustamento strutturale annuo di circa lo 0,5%. Un obiettivo che rimane prioritario, specialmente alla luce del dato Istat della scorsa settimana, che attesta il deficit 2025 al 3,1%.
Come funzionano i controlli
Il nodo della riforma Ue è la “traiettoria di spesa netta”, che i Paesi devono negoziare con la Commissione. Il nuovo sistema introduce un “conto di controllo” per monitorare gli scostamenti rispetto al piano di spesa concordato. Per i Paesi già in procedura, come l’Italia, qualsiasi deviazione consistente può essere interpretata come “mancata azione efficace”, innescando – appunto – il processo che porta alle sanzioni.
La multa però non è automatica, ma richiede una valutazione formale della Commissione sull’assenza di azioni correttive adeguate e una conseguente decisione politica del Consiglio dell’UE. Il confronto istituzionale con Bruxelles si prospetta quindi inevitabile qualora il percorso di rientro non venisse rispettato nei tempi e nei modi stabiliti, ma anche nel caso in cui la Lega proseguisse sulla linea della richiesta della deroga sul Patto.
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