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martedì 28 Aprile, 2026
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Carlo Verdone: “È la prima volta che vedo ‘Un sacco bello’ in una sala, mai avuto coraggio”

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – A quarantasei anni da ‘Un sacco bello’, Carlo Verdone vive una giornata che definisce “particolare”: “Forse non ci crederà nessuno, ma è la prima volta che vedo il mio film d’esordio in sala”, confessa sul red carpet della presentazione del restauro del film del 1980 al Cinema Barberini. “Perché? Ero ansioso, timido, avevo paura della folla e del giudizio. Io i miei film non li ho mai visti al cinema”, racconta, ricordando di averlo visto soltanto durante il mix finale accanto a Sergio Leone e poi nella copia definitiva. Solo una volta provò ad assistere a una proiezione al cinema, a via Cola di Rienzo, insieme alla moglie, ma resistette appena venti minuti: “Ci mettemmo in fondo in fondo, le dissi: ‘Ti prego, non voglio essere riconosciuto’. Dopo un quarto d’ora uno mi ha detto: ‘Ma che c’è Verdone là?’. A quel punto sono scappato via”. E ammette: “Non ho mai avuto il coraggio di andare a vedere i miei film. Forse il primo che ho visto è stato ‘Troppo forte’. Ma ho fatto un grande errore: è importante ascoltare le reazioni del pubblico”. Oggi guarda a quel ragazzo “timido” ed “emotivo” con tenerezza: “Ha fatto una bella strada. Quella timidezza si è sciolta e ne è uscita tutta l’energia che poi sapevo tirare fuori sul set e in teatro: solo lì perdo ogni inibizione. Ma nella vita sono sempre stato molto riservato”. 

Il ritorno a quel film riapre inevitabilmente il cassetto della memoria, e Verdone non ha dubbi su ciò che rimpiange di più: “La poesia di quegli anni. Quando dico ‘poesia’ mi riferisco all’estate piena di solitudine, dove si sentiva ancora il rumore delle cicale. Era una Roma che ho avuto il privilegio di fotografare per l’ultima volta”. Dopo i primi Anni 80, aggiunge, “la città è completamente cambiata: non senti più le cicale e nemmeno le campane”. Oggi, dice, Roma è irriconoscibile: “Siamo invasi dai turisti. Sentiamo solo trolley e monopattini”. Ma l’emozione più forte resta il pensiero dell’esordio: “‘Un sacco bello’ è stata la mia vita. Questa serata la dedico a Sergio Leone, il primo che ha creduto in me”. E immagina cosa direbbe oggi Leone davanti al mondo contemporaneo: “Direbbe ‘è un mondo che non capisco più'”. E cosa direbbe Enzo, uno dei personaggi più amati del film? Verdone lo dice con la sua voce: “C’è troppo turismo. Trastevere sembra Capri. Non mi ci ritrovo, preferisco la campagna”. 

Poi un ricordo dal set: “Se chiudo gli occhi e penso a quel periodo, il primo ricordo è il caldo. Un caldo atroce. Una città vuota, proprio come la si vede nel film, ma allo stesso tempo piena di poesia, piena di suoni che oggi non sentiamo più. Mi manca quella poetica solitudine, in qualche modo, quella che poi ha dato senso ai tre personaggi – Enzo, Leo e Ruggero – che alla fine sono tutti sperduti nella loro solitudine”. Quella raccontata nel film, aggiunge, “era sicuramente un’Italia più povera, ma era più felice. Non c’erano internet, non c’erano i social. Alla fine, per trovare qualcuno, lo trovavi davvero: magari non subito, magari dopo aver cercato un po’, ma c’era sempre un incontro di persona, vis à vis. Oggi invece è tutto online, tutto sugli schermi”. ‘Un sacco bello’ sarà al cinema fino al 29 aprile: un’uscita evento in 150 sale italiane curata dalla Cineteca di Bologna con il progetto Il Cinema Ritrovato. Il film – diventato un cult . torna in versione restaurata dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Mediaset Infinity-Rti, Minerva Pictures e Siae. Dopo l’uscita evento nei cinema, sarà disponibile su Mediaset Infinity. 

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