In un’intervista rilasciata a La Stampa, il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli demolisce il Decreto del 1° Maggio, definendolo un’operazione di marketing politico che non porterebbe a nessun vantaggio concreto per gli italiani.
Salario minimo
Secondo Patuanelli, il governo si rifiuta di introdurre il salario minimo non per ragioni tecniche, ma per convenienza. “La verità è che non vogliono mettersi contro alcune parti datoriali molto forti“, attacca il vicepresidente M5S, sottolineando come il salario minimo sia già una realtà presente in 22 paesi UE su 27.
Il Senatore smonta anche l’argomento della contrattazione collettiva a favore dei cittadini. Il fatto che il decreto sia stato concordato dai sindacati più rappresentativi non garantisce che sia giusto o dignitoso. “Oggi anche il salario definito ‘giusto’ risulta povero”, spiega, accusando l’esecutivo di voler tutelare il proprio bacino elettorale a discapito del benessere dei lavoratori.
Contratti scaduti
Sul fronte dei rinnovi contrattuali, Patuanelli riconosce un passo avanti nell’aumento automatico in busta paga dopo un anno dalla scadenza del contratto, ”ma senza il pagamento degli arretrati, i datori di lavoro non hanno alcun incentivo ad accelerare i rinnovi”. Il giudizio complessivo sul decreto resta quindi comunque negativo. Una somma di proroghe che non cambia nulla nelle tasche dei cittadini.
L’ombra dello scostamento
Molto critico anche sulla gestione dei conti pubblici affidata a Giancarlo Giorgetti. Commentando i dati del Documento di Finanza Pubblica (DFP), Patuanelli ricorre a una metafora: “Giorgetti mi sembra una cavia da laboratorio: cerca di raggiungere il formaggio ma sbatte contro la rete elettrica e prende la scossa”. La previsione è che il governo sarà costretto a chiedere uno scostamento di bilancio per tamponare la perdita di consenso dopo il referendum. Tuttavia, la posizione per il M5S ”se lo scostamento serve per raggiungere gli obiettivi NATO e aumentare le spese militari, per noi è invotabile”.
Un dato di fatto, per Patuanelli, è che l’Italia sta perdendo credibilità internazionale: ”A Bruxelles si sono accorti che l’esecutivo ha poche idee e confuse. Non si fidano”.
Patuane
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