Secondo il Codacons, la guerra in Iran fino a ora sarebbe costata all’incirca 1000 euro a famiglia.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, punto strategico per il passaggio del petrolio, ha innescato una crisi energetica e un conseguente innalzamento dei prezzi che sta gravando soprattutto sulle tasche degli italiani.
Secondo gli studi Istat sull’inflazione, fra i prodotti che hanno subito maggiormente il rialzo dei prezzi ci sono i combustibili liquidi (benzina, diesel, cherosene, gasolio per riscaldamento), con un rincaro del +38,4%.
Settore dei trasporti in tilt
Nello specifico il gasolio in due mesi è aumentato del +23%, la benzina del +6,2% il metano e il gpl del +9,4%.
La carenza di cherosene ha provocato un vertiginoso aumento dei costi dei biglietti aerei (nel peggiore dei casi anche la cancellazione dei voli), che hanno registrato un +18,2%. Non è andata meglio al trasporto marittimo: le tariffe dei traghetti sono salite del +6%.
L’inflazione colpisce il settore alimentare
Se l’intero compartimento dei trasporti è andato in tilt, per effetto diretto anche il compartimento alimentare ha risentito dell’incremento dei costi: i frutti di bosco (mirtilli, lamponi, more, ribes) sono aumentati del +16,1%, seguiti dai legumi con un +9,9%, dagli ortaggi (zucchine, melanzane, carote, peperoni) con un +8,6% e dalla frutta, con un +7,8%.
La crisi energetica
Ma è nel settore energetico che l’Italia, importando dall’estero gran parte dell’energia che consuma, è stata maggiormente colpita: ad aprile il gas costa alle famiglie il 13% in più rispetto a febbraio, mentre l’energia elettrica è salita del +5,2%.
Non sono scampati alla crisi nemmeno i settori della comunicazione e dell’informatica: videogiochi, console, applicazioni e software per videogiochi sono aumentati del 16,4%. Il costo degli strumenti per registrare è cresciuto, da febbraio, del 21,6%.
L’allarme del Codacons
Il Codacons ha lanciato l’allarme: ai livelli attuali dei prezzi una famiglia media deve mettere in conto una maggiore spesa, a parità di consumi, da +926 euro su base annua.
I rischi principali sono da una parte l’impoverimento della popolazione, soprattutto dei ceti meno abbienti, dall’altra la contrazione dei consumi e, di conseguenza dell’intera economia nazionale.
Il Governo sta cercando di limitare l’impatto della crisi con appositi decreti, criticati dalle opposizioni perchè introdurrebbero interventi spot, senza risolvere il problema dal punto di vista strutturale.
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