mercoledì 6 Maggio 2026

Mélenchon ci riprova: ufficiale la candidatura per l’Eliseo e sfida la destra

Programma radicale e rottura con il neoliberismo: ecco la proposta della sinistra francese per le imminenti elezioni presidenziali 2027

Da Alessio Matta
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Jean-Luc Mélenchon rompe gli indugi e prenota un posto per la sfida elettorale per le presidenziali del 2027. L’annuncio, arrivato durante una diretta su TF1, conferma quella che sarà la sua quarta scalata consecutiva all’Eliseo. Il leader della sinistra radicale si è presentato ai telespettatori con la sicurezza di chi ritiene di avere alle spalle, descrivendosi come l’unico argine capace di guidare il Paese in una fase internazionale così complicata. Nel mirino del fondatore di La France Insoumise c’è soprattutto il Rassemblement National di Marine Le Pen, verso cui ha lanciato una sfida aperta assicurando una vittoria schiacciante.

A 74 anni, Mélenchon rimane il perno attorno a cui ruota l’area progressista transalpina. Dopo aver abbandonato il Partito Socialista nel 2008 per tracciare una rotta autonoma, ha saputo costruire un movimento identitario capace di intercettare il malcontento verso le politiche neoliberiste. Già architetto del Nuovo Fronte Popolare — la coalizione che nel 2024 ha strappato la maggioranza relativa dei seggi alle legislative — il “Tribuno” punta ora a trasformare quel consenso in una vittoria che scardini gli attuali equilibri politici.

Le proposte di riforma

Il cuore della sua proposta, racchiuso nel manifesto “L’Avenir en commun”, non si limita a una serie di riforme ma punta a una vera metamorfosi dello Stato. La colonna portante del progetto è il superamento del cosiddetto “monarchismo presidenziale” attraverso l’istituzione di una Sesta Repubblica, che restituisca centralità al Parlamento. Questa visione istituzionale si intreccia scon una svolta sociale netta, che prevede il ritorno dell’età pensionabile a 60 anni, l’adeguamento del salario minimo e un intervento diretto sui mercati per il congelamento dei prezzi dei beni di prima necessità. Anche la transizione ecologica viene declinata attraverso una pianificazione rigorosa che mira a ridimensionare il peso del nucleare a favore di una decisa accelerazione sulle fonti rinnovabili.

La dottrina del non allineamento

In politica estera, Mélenchon rivendica una linea di totale indipendenza. Se da un lato condanna l’aggressione russa in Ucraina, dall’altro resta contrario all’invio di armi pesanti a Kiev, ribadendo che il popolo russo non deve essere considerato un nemico. Questa postura di non allineamento si riflette anche nei rapporti con Washington, da lui accusata di perseguire logiche imperialiste nella guerra con l’Iran.

Nonostante il carisma, la sua figura continua a dividere l’opinione pubblica. Se i sostenitori lo vedono come l’unico baluardo credibile contro l’avanzata delle destre, i detrattori ne stigmatizzano la gestione verticistica del partito e i toni urticanti verso media e istituzioni. Anche le accuse di posizioni anti-occidentali e le polemiche legate all’antisemitismo restano nodi critici, sebbene Mélenchon le rispedisca al mittente definendole semplici strumentalizzazioni politiche volte a colpire il suo percorso verso l’Eliseo.

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