Altro che partito monolitico. Dentro Fratelli d’Italia la stagione delle correnti non è mai finita, ha solo cambiato nome. Ufficialmente non esistono più dai tempi di Alleanza nazionale e di Gianfranco Fini, ma tra ministeri, regioni e amministrazioni locali il partito della premier Giorgia Meloni vive una guerra continua fatta di veti, sgambetti e battaglie per incarichi e candidature.
Il caso del ministro della Cultura Alessandro Giuli è diventato il simbolo di questo clima. Attorno a lui si muovono figure legate ai diversi centri di potere del partito: la capa di gabinetto Valentina Gemignani viene considerata vicina al presidente del Senato Ignazio La Russa, mentre l’ex capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino è indicato come uomo del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Sullo sfondo anche il peso di Arianna Meloni, capo della segreteria politica di FdI. Dentro il ministero, raccontano fonti del partito, Giuli avrebbe vissuto mesi complicati, stretto tra fedelissimi di altri dirigenti e margini di manovra ridotti.
Ma il problema va oltre il Collegio Romano. La crescita di Fdi, passato in pochi anni dal 4 al 30 per cento, ha moltiplicato gruppi di potere e rivalità territoriali. Uno dei poli più forti resta quello vicino a La Russa, radicato soprattutto in Lombardia e Sicilia.
Nel Nord lo scontro più duro è con Carlo Fidanza, capo delegazione di FdI al Parlamento europeo. La partita vera riguarda il futuro della Regione Lombardia. Fidanza punta alla candidatura del 2028, mentre l’area larussiana lavora su altri nomi, tra cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alessio Butti. In questo clima è finita nel mirino Federica Picchi, sottosegretaria regionale vicina a Fidanza, colpita dai franchi tiratori durante il voto in consiglio regionale. Tanto che lo stesso La Russa è intervenuto per difenderne la permanenza in giunta. La Sicilia è l’altro campo di battaglia. Gli scandali che hanno travolto la giunta regionale hanno portato al commissariamento del partito affidato al deputato Luca Sbardella. I due coordinatori dell’isola, Salvo Pogliese e Giampiero Cannella, erano arrivati a comunicare più con note stampa che con riunioni interne. Cannella è poi rientrato dalla finestra con la nomina a sottosegretario alla Cultura.
Restano poi le tensioni legate all’inchiesta che coinvolge il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, considerato vicino a La Russa, e l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata, area Francesco Lollobrigida. Per tentare di ricompattare il partito, Arianna Meloni e il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli hanno convocato a Enna un’assemblea degli eletti. Ma dalla base sarebbe arrivata una richiesta chiara: voltare pagina e chiudere con guerre interne e difesa a oltranza degli indagati.
A Roma, intanto, continua a resistere l’area che fa capo al vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. Dopo lo scontro congressuale del 2024, Rampelli ha evitato la conta interna ritirando il suo candidato alla segreteria, ma resta in attesa della partita più importante: la candidatura a sindaco della Capitale. Aspetta ancora il via libera di Giorgia Meloni, cresciuta politicamente accanto a lui ai tempi di Colle Oppio.
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