Il dossier sul fine vita esce da mesi di stallo e trova una data precisa. A Palazzo Madama il disegno di legge arriverà in Aula il 3 e 4 giugno. La svolta nasce in conferenza dei capigruppo, dove la decisione passa all’unanimità, ma la regia politica è del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che punta a evitare uno scontro diretto dentro la maggioranza e in Aula.
Il nodo resta nelle commissioni Giustizia e Sanità, dove il testo base firmato dai relatori Pierantonio Zanettin, senatore di Forza Italia, e Ignazio Zullo, senatore di Fratelli d’Italia, non ha trovato sintesi dopo dieci mesi di lavoro. Le divisioni nel centrodestra hanno rallentato l’iter, mentre le Regioni hanno già iniziato a muoversi con protocolli applicativi legati ai paletti fissati dalla Corte costituzionale nel 2019.
La mediazione di La Russa introduce un passaggio decisivo: se entro il 3 giugno non arriverà un testo condiviso, l’Aula ripartirà dalla proposta del senatore del Partito democratico Alfredo Bazoli. Una soluzione che la maggioranza voleva evitare, ma che il presidente del Senato ha usato come leva per sbloccare il percorso.
Bazoli parla di fase decisiva: «Queste ulteriori tre settimane rappresentano i tempi supplementari. Vedremo se agli annunci di disponibilità seguiranno i fatti». Dal Pd il capogruppo al Senato Francesco Boccia legge la scelta come un passaggio politico chiaro: «È una vittoria, finalmente».
Più cauta la posizione di Ilaria Cucchi, vicepresidente della commissione Giustizia per Alleanza Verdi e Sinistra, che avverte: «L’approvazione di una legge giusta sarebbe di assoluto buon senso. Nonostante il provvedimento sia stato calendarizzato non è affatto scontato che vada a buon fine».
Nel centrodestra, Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia e capogruppo azzurro, rivendica il lavoro del suo partito: «Grazie all’impegno e alla determinazione di Forza Italia, il dibattito è stato riattivato e l’iter legislativo riprende la sua strada».
Sul fronte opposto si alza la critica delle associazioni più conservative. Pro Vita & Famiglia attacca Forza Italia e sostiene che «FI non è più un partito di riferimento per gli elettori moderati, e men che meno per gli elettori cattolici», richiamando anche il caso Eluana Englaro.
Di segno diverso la posizione dell’associazione Luca Coscioni, che insieme a Marco Cappato e alla giurista Filomena Gallo spinge per una legge di iniziativa popolare già depositata in Parlamento. Per i promotori, il rischio è che il testo in discussione restringa diritti già riconosciuti dalla Corte costituzionale e non allarghi le tutele per chi chiede accesso al suicidio medicalmente assistito.
Il voto di giugno diventa così uno snodo politico e istituzionale. Dentro il Parlamento si misura la tenuta della maggioranza. Fuori cresce la pressione di associazioni e territori. Il risultato finale dirà se il fine vita entrerà davvero nel quadro normativo italiano o resterà ancora una materia sospesa tra sentenze e rinvii.
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