venerdì 14 Agosto 2026

Strage braccianti, interrogatorio convalida fermo: indagati non rispondono al gip

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Safeer Ahmed e Ali Raza, i due pakistani, entrambi di 31 anni,
per l’omicidio plurimo e aggravato dei quattro braccianti ad Amendolara, nel cosentino, durante l’interrogatorio di convalida del fermo nel carcere di Castrovillari. Il del Tribunale di Castrovillari, Orvieto Matonti, si è riservato la decisione. I due indagati sono difesi dagli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli.  

Dopo l’attività di che, nel giro di poche ore, ha portato al fermo di due cittadini pakistani, la procura di Castrovillari è ora al lavoro per individuare il alla base dell’omicidio dei quattro braccianti, tre afghani e un pakistano, arsi vivi ad Amendolara, nel cosentino. Un omicidio di una “brutalità inaudita” che per la procura è stato “premeditato” e “organizzato secondo un piano ben predefinito”. Tra le ipotesi seguite, quella del caporalato o dello scontro tra più gruppi per il controllo del lavoro nei campi che, come hanno lasciato intendere gli inquirenti durante la stampa convocata ieri in questura, sembra essere, al momento, la più battuta: “La Calabria, e anche una parte della Lucania, ha un contesto, e non lo scopriamo oggi, meritevole di attenzione sul fenomeno del caporalato. È evidente che una delle piste è anche questa”, ha detto il procuratore capo di Castrovillari, Alessandro D’Alessio. 

“Oggi, però – ha aggiunto – chi lavora nel caporalato non è un lavoratore ‘in nero’ puro. Sono persone che formalmente stanno a posto e molto spesso si trovano a dover operare su due contesti: da un lato, il contesto minaccioso e di sfruttamento delle condizioni di vita, spesso da parte di connazionali, almeno a livello più vicino al loro; dall’altro, l’ipocrisia di nostri concittadini che utilizzano nelle loro attività queste persone pagandole quattro soldi, anche se formalmente sembra che le paghino a regola”. 

Sia le quattro vittime che i due indagati per l’omicidio plurimo e pluriaggravato, infatti, erano regolarmente presenti nel territorio dello Stato, avevano il permesso di soggiorno ed erano incensurati. Gli inquirenti hanno poi ricostruito gli attimi cristallizzati nel video estrapolato dalle telecamere di del distributore di benzina, acquisito dalla polizia, e le fasi dell’attività investigativa che ha portato al fermo dei due indagati. Determinante per l’identificazione dei due, la testimonianza chiave di un carabiniere della Forestale, che aveva fermato poco prima il minivan per contestare alcune infrazioni al .  

Dal video si vede uno dei due scendere dall’auto e aprire il cofano, l’altro rompere la maniglia di uno sportello dall’interno e frapporsi fisicamente con gli arti superiori per impedire la fuga cinque passeggeri. Tutti hanno cercato disperatamente di salvarsi e fuggire tentando di rompere i vetri del minivan, ci riuscirà soltanto uno di loro, Taji Mohammad Alamyar, infrangendo col braccio il vetro di un finestrino e scappando a incendio già in corso. Taji, che è stato attinto dalle fiamme e ha riportato la frattura del braccio, ha denunciato la ‘mafia pakistana’, raccontando che i suoi amici sarebbero stati uccisi per essersi ribellati ai caporali, e ora è stato messo sotto protezione. Gli inquirenti escludono che possa aver agito d’intesa con i due pakistani fermati, ma sono alla di eventuali altri complici che potrebbero aver fornito loro coperture e supporto logistico. 

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