giovedì 13 Agosto 2026

Iran, Trump frustrato da stallo torna a scegliere le bombe per piegare Teheran: l’analisi

Di La Sintesi Online
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Donald Trump torna a puntare sulla pressione militare per piegare l’Iran e ottenere concessioni da Teheran al tavolo negoziale, nonostante i mesi di finora abbiano dimostrato che la Repubblica islamica non è intenzionata a cedere sotto i bombardamenti. Negli ultimi giorni il presidente americano ha ordinato nuovi attacchi contro obiettivi militari, accusando il regime di prendere tempo e non voler raggiungere un’intesa. 

Secondo un’ della Cnn, l’offensiva – sancita anche dalle parole del capo del “se dobbiamo negoziare con le bombe, negozieremo con le bombe” – evidenzia la crescente frustrazione della Bianca per lo stallo dei colloqui e conferma la convinzione di Trump che la forza possa costringere gli ayatollah a fare concessioni. Tuttavia, secondo diversi osservatori, il rischio è che l’escalation produca l’effetto opposto, irrigidendo ulteriormente la posizione iraniana e allontanando una soluzione negoziale. 

Teheran, infatti, ha sempre sostenuto – e continua a farlo – che non accetterà accordi imposti sotto minaccia. “Nessun accordo duraturo può essere raggiunto attraverso intimidazioni o uso della forza”, ha confermato l’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani. 

L’amministrazione americana insiste sul fatto che non intende riaprire una guerra su larga scala, ma i nuovi bombardamenti aumentano il rischio di una reazione iraniana e di un ulteriore allargamento della crisi nella regione. Secondo esponenti al Congresso, Teheran mantiene ancora la capacità di colpire infrastrutture energetiche nei Paesi del o di utilizzare gli alleati Houthi per minacciare le rotte commerciali nel Mar Rosso, con possibili ulteriori ripercussioni sui prezzi dell’ a livello globale. 

Per Trump, osserva la Cnn, la resta ottenere un accordo che possa essere presentato come una vittoria politica. Ma se anche questa nuova ondata di attacchi non dovesse modificare i calcoli della leadership iraniana, il presidente potrebbe trovarsi nuovamente a dover giustificare una strategia basata sulla coercizione militare che, finora, non ha prodotto i risultati sperati. 

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