Per i laureati italiani aumentano le possibilità di trovare lavoro, ma gli stipendi restano bassi e molto lontani da quelli offerti all’estero. È quanto emerge dal XXVIII Rapporto AlmaLaurea su laurea e occupazione, analizzato da Eugenio Bruno su Il Sole 24 Ore. A cinque anni dal titolo, un laureato magistrale che lavora fuori dall’Italia può guadagnare quasi il 60% in più rispetto a chi rimane nel Paese.
Crescono gli occupati
L’indagine ha coinvolto 335mila persone che hanno concluso gli studi nel 2025 e quasi 700mila laureati intervistati a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.
Il quadro occupazionale migliora. A un anno dalla laurea lavora l’81,2% dei laureati di primo livello e l’80,8% di quelli di secondo livello, con una crescita rispettivamente del 2,6% e del 2,2% rispetto al 2024. Dopo cinque anni, il tasso di occupazione dei laureati magistrali e a ciclo unico raggiunge il 94,4%, il valore più alto degli ultimi quindici anni.
Le possibilità non sono però uguali per tutti. I risultati migliori riguardano i laureati nelle discipline medico-sanitarie e farmaceutiche, nell’ingegneria industriale e dell’informazione, nell’informatica, nelle tecnologie Ict, nell’architettura e nell’ingegneria civile. Più difficili gli sbocchi per i percorsi psicologici, artistici, di design e giuridici.
Stipendi in calo
Sul piano delle retribuzioni, i progressi sono molto più modesti. A un anno dal titolo, lo stipendio netto medio è di 1.491 euro per i laureati triennali e di 1.495 euro per quelli di secondo livello. Considerando l’inflazione, in entrambi i casi si registra un arretramento rispetto all’anno precedente.
Dopo cinque anni la situazione migliora: si arriva a 1.796 euro netti al mese per i laureati di primo livello e a 1.903 euro per magistrali e laureati a ciclo unico. Anche qui, però, il corso di studi pesa molto. Rispetto all’area politico-sociale, il gruppo medico-sanitario garantisce in media 310 euro netti in più al mese, l’ingegneria industriale 256 euro e l’informatica 222. I laureati in discipline giuridiche guadagnano invece mediamente 117 euro in meno.
I divari di genere e territoriali
Il rapporto conferma anche i divari di genere e territoriali. A parità di condizioni, gli uomini hanno il 13,7% di probabilità in più di lavorare rispetto alle donne e guadagnano mediamente 67 euro netti in più al mese.
Ancora più ampio il divario geografico: chi vive al Nord ha il 34,8% di possibilità in più di essere occupato rispetto a chi risiede nel Mezzogiorno, con una differenza salariale media di 68 euro mensili.
Le donne rappresentano il 59,6% dei laureati, ma nelle discipline Stem restano ferme al 40,5%, una quota che non cresce da circa dieci anni.
All’estero stipendi più alti del 60%
La distanza più netta emerge dal confronto con chi lascia l’Italia. A un anno dalla laurea, un laureato di secondo livello occupato all’estero percepisce in media 2.290 euro netti al mese, contro i 1.452 euro di chi lavora in Italia: il vantaggio è del 57,6%.
Dopo cinque anni la differenza aumenta ancora. Fuori dal Paese lo stipendio medio raggiunge 2.941 euro, contro i 1.840 euro percepiti in Italia, con uno scarto vicino al 60%. Germania, Svizzera, Spagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito sono le principali destinazioni.
Non sorprende quindi che quasi sette laureati emigrati su dieci considerino improbabile un ritorno. Il 37% lo ritiene «molto improbabile», mentre il 31,5% lo giudica «poco probabile».
I giovani non si accontentano più
La maggiore selettività emerge già prima della laurea. Il 66,9% degli studenti prossimi al titolo dichiara di non essere disposto ad accettare un lavoro a tempo pieno con uno stipendio inferiore a 1.500 euro netti. Nel 2016 la quota era appena del 24,4%.
«Oggi i laureati guardano alla qualità del posto di lavoro», osserva la direttrice di AlmaLaurea Marina Timoteo. La crescita dell’occupazione, dunque, non basta a trattenere i giovani: senza salari adeguati, stabilità e prospettive professionali, molti giovani continueranno a cercare all’estero le opportunità che faticano a trovare in Italia.
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