Keir Starmer sarebbe vicinissimo al passo indietro. Dopo settimane di sondaggi disastrosi e pressioni interne al Labour, la stampa britannica ipotizza che il premier possa annunciare già lunedì le dimissioni, forse con un calendario di uscita verso l’autunno. Sullo sfondo c‘è l’ascesa di Andy Burnham, appena rientrato in Parlamento, e la paura che Nigel Farage possa vincere le prossime elezioni.
Il Labour preme su Starmer
La pressione sul premier labourista cresce anche dentro il governo. Secondo i media britannici, anche la ministra degli Esteri Yvette Cooper avrebbe fatto arrivare a Starmer il messaggio che un cambio alla guida del partito è ormai necessario.
Il premier sta trascorrendo il fine settimana nella residenza di Chequers con la famiglia. Da Downing Street, fino a pochi giorni fa, filtrava una linea opposta: nessuna intenzione di dimettersi e disponibilità ad affrontare eventuali sfide interne. Ora, però, il ministro del Commercio Peter Kyle ha lasciato intendere che qualcosa si muove: Starmer starebbe «riflettendo sulla realtà», cioè sul nuovo equilibrio creato dal ritorno in Parlamento di Andy Burnham.
Burnham pronto alla sfida
Burnham, 56 anni, ex sindaco della Greater Manchester, ha vinto nettamente le suppletive di Makerfield. Il risultato gli consente di tornare alla Camera dei Comuni, condizione necessaria per diventare Primo ministro. Nel Labour molti lo considerano ormai la carta più forte contro Reform UK. I media britannici lo chiamano da anni «King of the North»: viene dal Nord dell’Inghilterra, parla alle periferie e incarna un’alternativa più popolare e meno rigida rispetto allo stile di Starmer.
Burnham si presenta come volto ottimista della sinistra laburista. Critica privatizzazioni, deregolamentazione, austerità e Brexit, pur senza proporre il rientro nell’Unione europea.
L’incubo Farage
La crisi del premier nasce dal crollo dei consensi. Starmer, arrivato al governo con una larga vittoria laburista, è oggi tra i leader più impopolari del Paese. Secondo le ricostruzioni della stampa britannica, oltre tre quarti degli elettori giudicano negativamente il suo governo. Ma il dato più allarmante per il Labour è l’ascesa di Reform UK. Il partito di Nigel Farage guida da mesi i sondaggi nazionali e ha già colpito i laburisti nelle elezioni locali, conquistando terreno anche in aree un tempo considerate sicure.
Molti parlamentari temono che, senza un cambio di leadership, il Labour arrivi alle prossime elezioni condannato alla sconfitta.
Trump: «Starmer ha fallito»
Sul tema è intervenuto anche Donald Trump. In un post su Truth Social, il presidente americano ha scritto: «Keir Starmer si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito miseramente su due temi importantissimi: l’immigrazione e l’energia. Gli auguro ogni bene!».
L’ennesimo affondo velenoso contro un leader europeo, anche lui incontrato pochi giorni fa al G7 di Evian. Non a caso, Trump ha indicato due temi su cui la destra britannica martella da mesi: controllo dell’immigrazione e sfruttamento del petrolio del Mare del Nord.
Sulla stessa linea, da tempo, si muove anche Elon Musk, che ha più volte attaccato Starmer e sostenuto pubblicamente Farage.
Il settimo premier in dieci anni?
Se Starmer lasciasse, il Regno Unito avrebbe il settimo primo ministro in un decennio. Un dato senza precedenti nella storia moderna britannica, che confermerebbe la fragilità politica aperta dal referendum sulla Brexit del 2016. Le dimissioni potrebbero cadere proprio nei giorni del decimo anniversario del voto che cambiò il Paese. Per Starmer, che aveva promesso stabilità dopo gli anni caotici dei conservatori, sarebbe una sconfitta pesantissima, anche sul piano simbolico.
Di ritorno da Chequers dove sta trascorrendo il fine settimana, Starmer potrebbe passare da Downing Street soltanto per cominciare a fare i bagagli.
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