giovedì 16 Luglio 2026

Premio Strega, Michele Mari sempre in pole: il caso sembra alle spalle, domani la notte della verità

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Alla fine, almeno per ora, la letteratura sembra aver avuto la meglio sul rumore di fondo delle polemiche. Michele Mari, indicato fin dall’inizio come il candidato da battere, arriva alla vigilia della finale del 2026 ancora saldamente in testa ai pronostici. Una leadership che, per qualche giorno, era sembrata incrinarsi dopo il caso esploso durante il lungo tour promozionale della sestina finalista, ma che oggi appare nuovamente consolidata. 

Domani sera, mercoledì 8 luglio, la Piazza del Campidoglio ospiterà l’atto conclusivo dell’ottantesima edizione del premio letterario più prestigioso d’Italia, trasmesso in diretta su (ore 23). Le indiscrezioni raccolte negli ambienti editoriali convergono nella stessa direzione: salvo colpi di scena dell’ultimissima ora, Mari, con il romanzo “I convitati di pietra” (Einaudi), resta il favorito per la vittoria. È vero, una parte dei votanti deve ancora esprimersi e quest’anno la giuria si è arricchita di cinquanta nuovi componenti, elemento che rende ogni previsione meno scontata. Ma, almeno nei corridoi dell’editoria, il vento continua a soffiare dalla stessa parte. 

A movimentare la vigilia è stato soprattutto il cosiddetto “caso del van”, il retroscena emerso durante una delle tappe del tour dello Strega, a Bisceglie. Le indiscrezioni su un acceso confronto tra Michele Mari e Teresa Ciabatti, in con “Donnaregina” (Mondadori), avevano rapidamente monopolizzato il dibattito, spostando per qualche giorno l’attenzione dai libri agli autori. Mari ha scelto la via della sobrietà, affidando a una breve nota della sua casa editrice le proprie scuse e precisando di non avere mai pronunciato le parole che gli erano state attribuite sull’aspetto fisico di , scrittrice scomparsa tre anni fa. Qualche giorno più tardi è arrivata anche la versione di Teresa Ciabatti, che ha contribuito a raffreddare il clima: nessun litigio furioso, ma un confronto duro tra visioni profondamente diverse, conclusosi con le scuse dello scrittore. Anche la Fondazione Bellonci è intervenuta con una doppia mossa. Prima una presa di posizione netta contro qualsiasi espressione ritenuta lesiva della dignità delle persone, poi la precisazione che il regolamento non consentiva alcun provvedimento nei confronti del romanzo di Mari. Tradotto: “I convitati di pietra” rimane regolarmente in gara. Un modo, di fatto, per archiviare la vicenda e riportare il dibattito sul terreno della letteratura. 

 

Non tutti, però, hanno scelto il silenzio. Se altri finalisti hanno evitato di alimentare la polemica, Bianca Pitzorno, in corsa con “La sonnambula” (Bompiani), ha affidato a un intervento pubblico una riflessione destinata a lasciare il segno: “Non giudicateci dalla nostra bellezza o bruttezza, lasciateci scrivere in “. Una frase che molti hanno interpretato come l’invito più esplicito a riportare il Premio Strega al centro della sua missione: discutere di libri, non di gossip letterario. 

Nel frattempo, sui social, il dibattito è stato tutt’altro che sopito. Addetti ai , scrittori, editor e lettori si sono divisi tra prese di posizione e silenzi giudicati, da alcuni, altrettanto significativi. Un clima che ha accompagnato ogni tappa della tournée della sestina, fino all’ultima trasferta internazionale a , conclusa senza ulteriori e immortalata da un selfie autoironico scattato a bordo del celebre van, ormai diventato un simbolo involontario di questa edizione. Accanto a Mari, Ciabatti e Pitzorno, restano in corsa anche Matteo , con “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli), Alcide Pierantozzi, con “Lo sbilico” (Einaudi), ed Elena Rui, con “Vedove di Camus” (L’orma), in una sestina che ha animato il dibattito culturale ben oltre i confini della narrativa. 

Ma il vero retroscena, ormai, riguarda il dopo. Se il pronostico dovesse essere rispettato, c’è grande curiosità per le prime parole del possibile vincitore. Dopo settimane segnate da e chiarimenti, l’eventuale discorso di Mari potrebbe rappresentare il sigillo finale su un’edizione che, ancora una volta, ha dimostrato come il Premio Strega, da 80 anni, continui a essere molto più di un riconoscimento letterario: uno specchio delle dinamiche, delle sensibilità e delle tensioni che attraversano il mondo culturale italiano. (di Paolo Martini) 

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