giovedì 13 Agosto 2026
Andy Burnham giura dopo le dimissioni di Keir Starmer. EPA/HOUSE OF COMMONS HANDOUT

Burnham prepara il governo: Powell vicepremier, Miliband agli Esteri

Il nuovo Premier assicura continuità su dossier come Ucraina, Unione europea e rapporti con gli Stati Uniti, ma promette una linea più netta su Israele: «Su Gaza non siamo stati all’altezza»

Di Redazione
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Andy Burnham si prepara a entrare a con la promessa di una svolta rispetto all’era Starmer, ma i primi nomi del nuovo governo laburista raccontano una squadra più prudente che rivoluzionaria. L’ex sindaco di Manchester, eletto leader del Labour dopo il di del partito, dovrebbe affiancare volti della soft left a figure capaci di rassicurare mercati e apparati.

Powell verso la vicepresidenza

La casella più sicura sembra quella di Lucy Powell. L’alleata di Burnham, esponente della sinistra moderata laburista e già vice-leader del partito, dovrebbe diventare e ministra dell’Istruzione. Una scelta dal forte valore anche simbolico: Powell era stata eletta in polemica con e ora diventa il volto istituzionale del cambio di stagione.
Alla Bbc ha già promesso una revisione delle priorità del governo, pur senza strappare formalmente con il manifesto elettorale del 2024. L’obiettivo, ha spiegato, è interpretarlo in modo «più audace e ambizioso».

Mahmood all’Economia, Miliband agli Esteri

Più delicata la scelta dei due ministeri chiave. Per il Tesoro il nome più accreditato è quello di Shabana Mahmood, ministra dell’Interno uscente, considerata vicina all’ala più dura del Labour su e ordine pubblico. La sua eventuale nomina servirebbe a rassicurare City e mercati.
Burnham avrebbe inizialmente valutato Ed Miliband per lo Scacchiere, ma il profilo dell’ex leader laburista, ancora visto con sospetto dalla stampa conservatrice e dagli ambienti finanziari (che lo hanno soprannominato Red Ed), avrebbe reso la scelta più rischiosa. Miliband potrebbe invece essere spostato agli Esteri, incarico da cui il nuovo premier proverebbe a segnare una discontinuità almeno parziale su Gaza.

Politica estera e fronte interno

Sulla politica estera, la continuità dovrebbe prevalere su dossier come Ucraina, riavvicinamento all’ e rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump. Ma Burnham ha promesso una linea più netta su Israele, accusando la risposta del governo Starmer alla crisi di Gaza di non essere stata «all’altezza». La scelta di Miliband al Foreign Office potrebbe servire proprio a dare credibilità a questa correzione, senza rompere l’equilibrio generale della politica estera britannica.
Ma il nuovo governo promette anche interventi più marcati su bollette, essenziali e pubblico di settori strategici. Resta da capire quanto Burnham potrà davvero spingersi oltre i limiti imposti da , mercati e opposizione interna.

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