La maggioranza cerca una via d’uscita sul decreto Giustizia-Immigrazione, che martedì arriva nell’aula del Senato senza mandato ai relatori. Il nodo resta l’emendamento di Fratelli d’Italia sulle intercettazioni, nato dopo l’allarme del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Forza Italia però non arretra: per gli azzurri sarebbe un ritorno agli ascolti «a strascico». Tra le ipotesi per evitare una nuova spaccatura c’è anche l’inammissibilità dell’emendamento.
Il nodo dell’articolo 270
Lo scontro riguarda l’articolo 270 del codice di procedura penale, che disciplina l’uso delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui erano state autorizzate. Gli emendamenti presentati dai senatori di FdI Gianni Berrino e Sandro Sisler puntano ad ampliare la possibilità di utilizzare quelle conversazioni nei casi legati a criminalità organizzata, terrorismo e tratta di esseri umani.
FdI vuole rispondere così all’appello di Melillo sulle difficoltà investigative prodotte dalla stretta del 2023. Una legge votata dalla stessa maggioranza e rivendicata allora come svolta garantista, ma oggi considerata da FdI troppo restrittiva per le indagini antimafia e antiterrorismo.
Forza Italia: «Non voteremo mai quelle norme»
Forza Italia ha subito alzato il muro. La presidente dei senatori azzurri Stefania Craxi è stata netta: «Forza Italia non voterà mai quelle norme. Sono stati presentati dai nostri alleati alcuni emendamenti senza consultarci. Restiamo leali, ma chiediamo anche noi lealtà». Poi ha aggiunto: «Non arretriamo di un millimetro sui principi ma siamo disponibili a trovare soluzioni attraverso il confronto».
La stessa linea è stata ribadita dal viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Per l’esponente azzurro, la disciplina attuale «è più che sufficiente a equilibrare i poteri dell’accusa con i diritti della difesa». Se emergono nuovi reati, sostiene, il pubblico ministero può aprire una nuova indagine.
In Aula senza relatori
Il decreto è arrivato in Aula senza mandato ai relatori, scelta rara che segnala il mancato accordo politico nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali. Ufficialmente pesa anche la mole degli emendamenti delle opposizioni, oltre cinquecento. Ma il vero ostacolo resta il dissidio interno alla coalizione.
In queste ore si lavora a una mediazione. Una possibilità è intervenire in modo più limitato, senza riscrivere radicalmente l’articolo 270, ma ampliando solo il catalogo dei reati per i quali è consentito usare intercettazioni provenienti da altri procedimenti. Un’altra strada è rinviare tutto a un disegno di legge autonomo.
L’ipotesi inammissibilità
C’è anche un’altra soluzione al vaglio: dichiarare inammissibile l’emendamento. La decisione potrebbe consentire alla maggioranza di evitare il voto e quindi una nuova conta interna, dopo la sconfitta subita alla Camera sulla legge elettorale il 14 luglio.
Dentro Fratelli d’Italia non tutti spingono per lo scontro. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani lavora da giorni a un compromesso, come anche il presidente del Senato Ignazio La Russa. Se però FdI decidesse di ripresentare e difendere l’emendamento in aula, Forza Italia potrebbe ritrovarsi in minoranza, perché con FdI e Lega potrebbe votare a favore una parte delle opposizioni.
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