venerdì 26 Giugno 2026

Banche, l’altra faccia del risiko: i clienti disorientati e il patrimonio della fiducia a rischio

Da La Sintesi Online
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() – Una volta, le banche erano un punto fermo. Presenti sul in maniera capillare, con i loro marchi a rappresentare un elemento di fiducia che legava la clientela generando un rassicurante senso di appartenenza. La mia banca, il mio direttore, il mio consulente per gli . Oggi tutto questo non c’è più, da tempo. Gli sportelli al pubblico sono sempre meno, la ha il suo corso, anche se i sulla diffusione dell’home banking, non proprio la più evoluta delle tecnologie, dicono che c’è ancora un problema reale di accesso ai servizi elementari del credito.  

Non è colpa solo della corsa alla riduzione dei costi, perché è la fisiologica evoluzione di un sistema e perché il processo del consolidamento che porta alle fusioni tra le banche serve a competere su una scala più larga e, almeno sui manuali di tecnica bancaria, a creare sinergie ed efficientamenti che dovrebbero finire proprio a vantaggio del cliente . Il problema, però, e si avverte con particolare evidenza quando si guarda alla progressiva desertificazione bancaria, ovvero la scomparsa degli sportelli e delle filiali fisiche sul territorio, è che gli stessi clienti finiscono a pagarne le conseguenze.  

Basta considerare qualche numero, che riguarda soprattutto le aree interne e i piccoli centri, ma che ormai si estende anche ai grandi agglomerati urbani. I dati della First Cisl, aggiornati al 31 marzo 2026, dicono che più di 11 milioni di persone e oltre 640mila imprese vivono e operano in territori senza filiali o con un solo sportello a disposizione. In questo contesto, si inserisce l’altra faccia del , il processo di aggregazioni che si compiono a colpi di offerte, rilanci e trattative infinite che le cronache finanziarie raccontano in queste settimane: il rischio concreto di lasciare sul terreno clienti disorientati e un ulteriore deterioramente del principale asset su cui potevano contare le banche: il patrimonio della fiducia.  

Perché le fusioni comportano anche transizioni lunghe e non sempre ordinate, che finiscono per lasciare indietro le esigenze di chi alle banche continua a chiedere, essenzialmente, servizi che funzionano. E si trovano, invece, sempre più spesso a dover fare i conti nella vita quotidiana con filiali che scompaiono, Iban e procedure che cambiano, referenti, fisici o solo virtuali, da inseguire. (Di Fabio Insenga) 

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