L’Unione europea vuole imporre un tetto massimo al prezzo del petrolio proveniente dalla Russia in vista dei rialzi previsti questa estate. Di fronte al caro carburanti provocato dalla guerra tra Iran e Usa, l’Europa tenta di rispondere con una sola mossa sia alla crisi in corso sia alla necessità di evitare che la Russia possa arricchirsi proprio grazie al conflitto iniziato da Donald Trump a Teheran. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha infatti reso nuovamente attrattivo il greggio di Mosca, nonostante lo scetticismo di Bruxelles nel voler riaprire i canali commerciali con una potenza che è ancora impegnata nell’invasione dell’Ucraina.
Come riporta La Repubblica, nel prossimo pacchetto di sanzioni contro la Russia sarà chiarito che i Paesi europei non potranno acquistare il greggio a un prezzo superiore ai 44 dollari al barile. Una scelta che segue anche la decisione presa lo scorso anno, che fissa il petrolio russo di qualità non eccelsa a un prezzo inferiore del 15% rispetto a quello medio di mercato. Questo meccanismo, però, non prevede un tetto massimo, per cui se il prezzo base del petrolio russo dovesse aumentare come previsto fino ai 66 dollari al barile, aumenterebbero anche i costi per l’Europa e si ingigantirebbero i guadagni per Mosca.
L’Europa guarda ancora alla Russia per petrolio e gas
Nonostante le intenzioni della Commissione europea, che vorrebbe eliminare del tutto l’acquisto di petrolio e gas dal Paese di Vladimir Putin, la crisi iraniana ha portato diversi Paesi Ue a rivolgersi ad esso. Già ad aprile 2026, i ricavi dalle esportazioni di combustibili fossili della Russia sono aumentati del 4%. Secondo il Sole 24 Ore, in questo mese i cinque maggiori importatori di combustibili fossili da Mosca, ovvero Francia, Ungheria, Belgio, Slovacchia e Spagna, hanno versato a Mosca 1,6 miliardi di euro.
La chiusura di Hormuz ha poi portato il greggio a raggiungere importanti quotazioni di mercato rispetto al mese precedente, raggiungendo i 733 milioni di euro al giorno. E, nonostante un calo del 7% nei volumi di esportazione, la Russia ha segnato i ricavi più alti degli ultimi due anni e mezzo. Così, nel 21esimo pacchetto di sanzioni saranno inclusi un maggior numero di banche, venditori di petrolio, raffinerie e operatori di criptovalute in paesi terzi utilizzati da Mosca per eludere le restrizioni del blocco.
La reazione di Mosca
In più, verrebbero sanzionate anche venti nuove petroliere ritenute parte della flotta fantasma con cui il Cremlino continua a vendere il gas naturale liquefatto (GNL) nonostante le restrizioni. Ad aprile, infatti, il 54% del petrolio russo trasportato via mare avrebbe viaggiato sulle petroliere soggette a sanzioni, come riferito dal centro studi Crea.
La Russia per ora si limita a osservare con una certa attenzione le valutazioni dell’Ue. Il consigliere presidenziale russo, Kirill Dmitriev, ha provocato Bruxelles con un post su X: “Come previsto, la crisi energetica sta costringendo l’Ue a essere più realistica e a iniziare a correggere gli errori del passato. L’Europa ha bisogno della Russia per sopravvivere“.
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