Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà d’urgenza lunedì su richiesta della Francia per discutere dell’offensiva israeliana nel Libano meridionale. La convocazione arriva dopo la conquista del castello di Beaufort da parte dell’Idf e le dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu, che ha promesso di spingersi ancora più in profondità nel territorio libanese. Per il presidente francese Emmanuel Macron, “nulla giustifica la grave escalation in corso nel sud del Libano”.
Barrot: “L’incursione è un grave errore”
La Francia è tra i Paesi europei che hanno reagito con maggiore durezza all’operazione israeliana. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha definito l’incursione “un grave errore” e ha sostenuto che l’espansione delle operazioni militari rappresenta una violazione della sovranità libanese e del diritto internazionale.
Pur ribadendo la formula di rito secondo la quale Israele ha il diritto di difendersi dagli attacchi di Hezbollah, Parigi sostiene che nulla possa giustificare una presenza militare sempre più estesa all’interno del Libano. Per questo ha deciso di portare il caso direttamente davanti al Consiglio di Sicurezza.
Migliaia di vittime e un milione di sfollati
L’invasione e i raid presentano un bilancio umano sempre più inaccettabile. Secondo le autorità libanesi, dall’inizio del conflitto oltre 3.400 persone sono state uccise e più di 10 mila ferite. Tra le vittime figurano anche numerosi civili, comprese donne e bambini: secondo l’Unicef, i minori feriti o uccisi dall’Idf in Libano soltanto nell’ultima settimana sono almeno 77. I bombardamenti hanno devastato interi centri abitati e costretto più di un milione di persone a lasciare le proprie case.
Le organizzazioni umanitarie e autorità locali continuano a denunciare attacchi contro infrastrutture civili e strutture sanitarie, che aggravano una situazione già drammatica.
La “politica di distruzione” israeliana
Il governo libanese accusa Israele di perseguire una strategia di devastazione sistematica del Paese. Il premier Nawaf Salam ha parlato apertamente di una “politica di totale distruzione di città e villaggi”, mentre il ministro degli Esteri Youssef Raggi ha chiesto un intervento internazionale per fermare l’escalation.
Sul tavolo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite finiranno sia l’avanzata terrestre israeliana sia le conseguenze umanitarie dei bombardamenti. La riunione sarà un banco di prova per la comunità internazionale: verificare se alle parole di condanna seguiranno iniziative concrete per imporre il rispetto del cessate il fuoco e della sovranità del Libano.
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