domenica 13 Settembre 2026
L'impianto dell'ex Ilva. ANSA/Ufficio Stampa Ilva

Stop all’area a caldo dell’ex Ilva. Giorgetti: «Cambia tutto, a rischio la cessione»

La Corte d’Appello di Milano ha accolto il ricorso di un gruppo di cittadini sulla presenza di amianto negli altiforni. Il governo è in trattativa avanzata col gruppo indiano Jindal

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

La Corte d’Appello di ordina la sospensione delle attività produttive dell’area a caldo dell’ex di Taranto entro 90 giorni. La decisione accoglie il ricorso di un gruppo di cittadini sulla presenza di amianto e arriva mentre il governo era alle battute finali della trattativa per la cessione dello stabilimento. Palazzo Chigi convoca un vertice d’urgenza e il Consiglio dei ministri conferma un prestito da 100 milioni per garantire la continuità dell’amministrazione straordinaria.

La decisione dei giudici

Il pronunciamento riguarda l’autorizzazione integrata ambientale rilasciata il 25 luglio 2025. I cittadini ricorrenti chiedevano di accertare la violazione della normativa europea, in particolare nella parte in cui consentiva la prosecuzione dell’attività senza la rimozione preventiva dell’amianto dagli altiforni.
I giudici hanno confermato il rigetto della domanda sull’abbattimento delle di Co2 dello stabilimento ex Ilva, ma hanno disposto lo stop dell’area a caldo. Una decisione destinata ad avere un impatto immediato sul futuro produttivo e industriale del sito.

Giorgetti: «Cambia tutto»

Dopo la sentenza, Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i ministri , Foti, Giorgetti, Pichetto Fratin, e i sottosegretari Mantovano e Fazzolari. Il Cdm ha confermato una nuova tranche di prestito da 100 milioni, spiegata da Giancarlo Giorgetti come misura necessaria «per garantire la continuità operativa dell’amministrazione straordinaria».
«Le sentenze sono sentenze e questa dice stop all’area a caldo», ha aggiunto Giorgetti, ammettendo che il provvedimento potrebbe far saltare una trattativa «abbastanza avanzata, direi prossima alla definizione, con una controparte», cambiando «completamente le della vicenda».

La trattativa col gruppo indiano Jindal

Il riferimento è alle negoziazioni per la cessione dell’impianto dell’ex Ilva di Taranto, che sembrava destinato a essere rilevato dal gruppo indiano Jindal. Ora lo scenario cambia. Giorgetti però frena sull’ipotesi di nazionalizzazione: «Non è che se ci sono problemi di salute, cambia la questione se il soggetto che produce e inquina è privato o pubblico».
Il governo dovrà affrontare il tavolo con i in un quadro completamente diverso, con l’area a caldo destinata allo stop e l’amministrazione straordinaria ancora sostenuta da risorse pubbliche.

Le reazioni

Durissima la reazione di Federacciai. Il presidente Antonio Gozzi parla di «apoteosi di un approccio giudiziario che ignora la realtà industriale».
Diversa la lettura delle opposizioni. Per il vicepresidente Mario Turco, la sentenza certifica «il fallimento della strategia del Governo Meloni e del ministro Urso» dopo oltre 4 miliardi di risorse pubbliche impiegate. La deputata Pd Valentina Viggiano denuncia invece la bocciatura degli emendamenti per blindare destinati a decarbonizzazione e bonifiche, definendola «l’ennesimo schiaffo alla città e all’intero Paese».

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata