lunedì 28 Settembre 2026

Con nuovi farmaci anti diabete e obesità più rischi di perdere i capelli, lo studio

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – I nuovi farmaci anti-diabete e anti-obesità della dell’Ozempic, gli agonisti del recettore dell’ormone intestinale Glp-1, sono associati a “un del rischio di perdita di capelli (alopecia) negli con diabete di tipo 2″. E’ la conclusione di uno studio americano pubblicato su ‘The Bmj’. “Sebbene il rischio assoluto sia basso – tengono a precisare gli autori, Yong Chen e colleghi dell’università della Pennsylvania – la consapevolezza di questo potenziale effetto può contribuire a orientare decisioni terapeutiche condivise”. 

 

 

“L’alopecia è stata segnalata come possibile effetto collaterale degli agonisti Glp-1, in particolare semaglutide e tirzepatide”, spiegano i ricercatori. “Tuttavia, mancano studi che valutino il rischio di alopecia associato a questa famiglia di farmaci, rispetto ad altri farmaci per il diabete”. Per colmare la lacuna, gli autori hanno utilizzato i elettronici dei dello University of Pennsylvania Health System (Penn Medicine) per confrontare i tassi di alopecia negli adulti con diabete 2 che avevano iniziato una terapia con agonisti del recettore Glp-1 o con altri tipi di anti-diabete, gli inibitori Sglt-2 o gli inibitori Dpp-4. In totale, tra gennaio 2019 e settembre 2024, 12.004 pazienti in trattamento con agonisti del recettore Glp-1 sono stati confrontati con 15.221 in terapia con inibitori Sglt-2, e altri 11.964 pazienti Glp-1 sono stati confrontati con 11.233 in trattamento con inibitori Dpp-4. Rispetto ai pazienti in cura con inibitori Sglt-2, quelli in terapia con agonisti del recettore Glp-1 erano più (età 58 anni contro 65), presentavano un indice di massa corporea più alto (36,2 contro 32,3) e tassi inferiori di malattie cardiovascolari e renali croniche. Analogamente, i pazienti che assumevano agonisti del recettore Glp-1 erano più giovani (età media 58 anni contro 67) e presentavano un indice di massa corporea più elevato (36,2 contro 31,3) rispetto a quelli che prendevano inibitori Dpp-4. Dopo aver corretto i dati considerando fattori potenzialmente confondenti, tra cui età, sesso, etnia, patologie preesistenti, assunzione di altri farmaci e indice di massa corporea, “l’uso di agonisti del recettore Glp-1 – riferiscono gli scienziati – è risultato associato a un rischio di alopecia del 37% maggiore rispetto all’uso di inibitori Sglt-2 (6,91 contro 5,04 per 1.000 anni-persona) e a un rischio del 68% superiore rispetto all’uso di inibitori Dpp-4 (6,53 contro 3,89 per 1.000 anni-persona)”. Ulteriori analisi hanno indicato che “l’ era specifica per l’alopecia non cicatriziale (in cui i follicoli piliferi rimangono intatti, consentendo la ricrescita dei capelli), con un rischio aumentato del 53% e del 72% rispetto agli inibitori di Sglt-2 e agli inibitori Dpp-4, rispettivamente”. 

I ricercatori sottolineano che “una rapida perdita di peso è un fattore scatenante ben noto della caduta dei capelli, e può anche portare a di ferro o zinco che interrompono il ciclo di crescita dei capelli. Anche i cambiamenti ormonali potrebbero essere rilevanti – osservano – benché siano necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi sottostanti”. Vengono inoltre riconosciute “diverse limitazioni dello studio. Ad esempio, la mancanza di informazioni cliniche ha limitato la capacità di valutare dettagli come la gravità, l’estensione, la durata e la reversibilità dell’alopecia dopo l’interruzione del trattamento”. Per gli autori non si può neanche “escludere la possibilità che altri fattori non misurati possano aver influenzato i risultati”.  

Tuttavia, affermano che “si tratta di uno studio rigoroso, basato su dati di alta qualità provenienti da un’ampia coorte rappresentativa, e che i risultati sono rimasti coerenti dopo ulteriori analisi, suggerendo che siano affidabili”. Pertanto, concludono gli scienziati, “i nostri risultati ampliano i precedenti segnali aneddotici di e forniscono prove più sistematiche per accrescere la consapevolezza clinica di questo potenziale effetto avverso”. 

 

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