lunedì 13 Luglio 2026

Evanescence, con ‘Sanctuary’ il ritorno di una band che guarda avanti

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Per oltre vent’anni gli Evanescence hanno convissuto con il peso del proprio esordio. ‘Fallen’ non è stato soltanto uno dei dischi rock più importanti degli anni Duemila ma quando uscì fu in grado di raccogliere attorno alla band di Amy Lee un seguito numeroso di amanti del rock e del nu metal. Con oltre 17 milioni di copie vendute e brani come ‘Bring Me To Life’ e ‘My Immortal’, il debutto del di Little Rock, Arkansas, ha segnato una generazione intera. Da allora, la statunitense ha attraversato una carriera fatta di pause e ripartenze, con nuovi lavori senza che non hanno mai raggiunto davvero il successo del passato. Con ‘Sanctuary’, il sesto album in studio in uscita domani, il registro cambia nettamente. I detrattori possono dormire sonni tranquilli: non è un tentativo di riproporre le formule che li hanno resi celebri nei primi anni Duemila ma il lavoro di una band cresciuta e ancorata al presente. 

Il contesto, d’altronde, è favorevole. Negli ultimi anni il revival del nu metal e dell’alternative metal ha riportato sotto i riflettori un genere che ha vissuto la sua massima esplosione commerciale e nei primi anni duemila, diventando dominante. La riscoperta di gruppi come Deftones, Limp Bizkit e Korn da parte della Generazione Z, alimentata da e dalle piattaforme di , ha contribuito a creare un nuovo pubblico per un linguaggio musicale che oggi appare più inserito nelle dinamiche contemporanee del rock pesante. E ‘Sanctuary’ ne è un bell’esempio. La produzione affidata a Zakk Cervini e Jordan Fish, figure nella definizione del suono di molte delle band heavy più rilevanti dell’ decennio, e tracce prodotte da Nick Raskulinecz (Korn, Foo Fighters, Rush) aggiornano la proposta degli Evanescence senza per questo stravolgerla, grazie a chitarre in evidenza, tocchi di elettronica, arrangiamenti moderni e una scrittura più dinamica rispetto al passato. 

“Sono tre anni che ci stiamo lavorando, e dopo averlo ascoltato tutto insieme dall’inizio alla fine, quando ormai manca poco alla sua uscita, posso dire di essere veramente orgogliosa di ogni suo secondo – racconta Amy Lee -. Lavorarci è stato il mio sfogo per tante cose che avverto come sbagliate e fuori controllo, un luogo dove riaccendere la speranza attraverso il potere della musica e della connessione…meno male che abbiamo già programmato il tour, altrimenti non saprei cosa fare ora. Ne sono completamente ossessionata. Non vedo l’ora che i fan lo ascoltino”. L’apertura del disco è affidata a ‘Beautiful Lie’ con riff massicci, echi synth e una costruzione che guarda al metal contemporaneo. ‘Tell Me When You’ve Had Enough’ e il singolo ‘Who Will You Follow’ confermano invece la volontà di spingere il gruppo verso territori più attuali, mentre ‘Rapture’, la titletrack ‘Sanctuary’ e ‘Self Destruct’ sono tra i momenti più energici della tracklist. Le ballad rappresentano forse l’aspetto meno convincente del disco: seppur mettendo ancora una volta in mostra le straordinarie capacità vocali di Amy Lee, sembrano rallentano un po’ la progressione dell’album.  

 

Di recente la band ha annunciato il tour mondiale che li vedrà tornare nel nostro Paese per un’unica data italiana. L’appuntamento è fissato per il 28 settembre prossimo all’Unipol Arena di Bologna con la statunitense Poppy e il duo britannico Twins in apertura. Poppy, in particolare, diventata negli ultimi anni una delle figure più influenti nell’incontro tra sperimentale, metal ed elettronica, contribuisce senza dubbio a rafforzare il tra gli Evanescence e una nuova generazione di ascoltatori, oltre ad aver unito le forze l’anno scorso con la band nel singolo ‘End of You’, con la partecipazione di Courtney LaPlante degli Spiritbox. 

Il recente successo di ‘Afterlife’, tra i singoli più importanti della carriera del gruppo grazie anche alla presenza nella serie Netflix ‘Devil May Cry’, aveva già mostrato una band nuovamente capace di intercettare il pubblico contemporaneo, e ‘Sanctuary’ conferma questa sensazione. E’ un lavoro maturo e consapevole, capace di valorizzare l’identità di Amy Lee e compagni. Un album solido, ben prodotto e perfettamente inserito nel nuovo corso del rock e del metal contemporaneo, senza dimenticare dove tutto è iniziato. (di Federica Mochi) 

 

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