Dopo lo scivolone sulla legge elettorale, il centrodestra non riesce più a nascondere le crepe. La maggioranza è divisa su almeno due dossier sensibili: le intercettazioni, dove Forza Italia sfida Fratelli d’Italia, e le preferenze, che Noi Moderati vuole riproporre al Senato nonostante il voto che ha già mandato sotto il governo alla Camera. Il risultato è una coalizione sempre più difficile da tenere insieme.
Forza Italia contro le intercettazioni «a strascico»
Il primo fronte è quello della giustizia. Fratelli d’Italia vuole ampliare l’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate, accogliendo le richieste del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Gianni Melillo. Forza Italia, però, non ci sta.
Giorgio Mulè, da sempre molto vicino a Marina Berlusconi, lo dice chiaramente: «Intendiamo andare avanti marcando il territorio sui diritti e sulle garanzie dei cittadini, che non possono conoscere passi indietro: una norma che introduce la legittimità delle intercettazioni a strascico per noi non può passare».
Mulé: «Non accettiamo imposizioni»
Nel 2023 fu proprio Forza Italia a imporre una stretta proprio sull’uso delle intercettazioni in procedimenti diversi, limitandolo alle indagini sui reati per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza.
Mulè insiste: «Non si possono calpestare i diritti delle persone nel nome di un principio che parifica il mero sospetto all’accertamento della verità. Su questo versante non accettiamo imposizioni, nemmeno se arrivano dal fronte antimafia, perché l’antimafia non è un dogma assoluto che può giustificare il sacrificio delle garanzie fondamentali contro intercettazioni invadenti».
La richiesta di Melillo
La richiesta di intervenire era infatti arrivata dal procuratore nazionale antimafia Melillo, che aveva segnalato un effetto «grave e allarmante» della stretta approvata nel 2023, parlando di un arretramento dell’efficacia investigativa in materia di mafia e terrorismo.
Fratelli d’Italia, con il via libera di Meloni, ha deciso di presentare due emendamenti al decreto Giustizia e immigrazione in discussione al Senato. Ma il vertice dei capigruppo si è chiuso con una nuova fumata nera. Gli azzurri, con il pieno appoggio di Marina Berlusconi, non intendono arretrare di un millimetro.
Noi Moderati rilancia le preferenze
L’altro fronte è la legge elettorale. Alla Camera il governo è andato sotto sull’emendamento per introdurre le preferenze, bocciato grazie al voto segreto e a una trentina di franchi tiratori nel centrodestra. Ma al Senato la partita può riaprirsi. Lo annuncia Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: «Vogliamo un sistema elettorale che garantisca stabilità e governabilità, elementi essenziali sia per affrontare le nuove sfide geopolitiche sia per l’economia. Al Senato Noi Moderati riproporrà il tema delle preferenze per dare ridare la scelta dei rappresentanti ai cittadini».
Lega e Forza Italia frenano
Il problema è che, a riguardo, la maggioranza non ha una linea comune. Lega e Forza Italia restano contrarie alle preferenze. Fratelli d’Italia e Noi Moderati sono invece favorevoli, così come i fuoriusciti dai partiti di governo che sono ora tra le fila di Futuro Nazionale.
Il regolamento del Senato non prevede il voto segreto, quindi i franchi tiratori avrebbero meno margine si manovra. Ma se anche l’emendamento passasse, il testo dovrebbe tornare alla Camera, dove il governo ha già dimostrato di non controllare i propri numeri e rischierebbe un’altra figuraccia.
Una maggioranza in pezzi
«Adesso, la priorità per tutta la maggioranza, è completare il progetto di cambiamento dell’Italia, come per esempio abbassare le tasse ai giovani», prova a rassicurare Lupi. Ma, come previsto da molti analisti, sin dalla sconfitta al referendum sulla giustizia di marzo il centrodestra ha iniziato a sbandare, tra dimissioni obbligate, stallo sul programma e paura della crescita di Futuro Nazionale.
Così, per rinsaldare il legame col proprio elettorato, ogni partito si sente in dovere di provare a distinguersi, anche se ciò significa sfidare apertamente i propri alleati. A settembre, il governo Meloni potrebbe diventare il più longevo della storia della Repubblica, un traguardo al quale il centrodestra tiene particolarmente e che sarà agevolato dalla pausa estiva. Da quel momento in poi, però, tanti altri nodi potrebbero venire al pettine. E le elezioni potrebbero essere più vicine di quanto si creda.
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