lunedì 28 Settembre 2026
Donald Trump

Trump congela gli attacchi sugli impianti energetici in Iran

Gli Usa lanciano segnali divergenti, tra disimpegno ed escalation. Negoziati in corso

Di Giustino Marai
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A quattro settimane dall’attacco israelo-americano, il in Iran assume contorni sempre più contradditori. Da un lato continua ad allargarsi, coinvolgendo in maniera sempre più diretta i Paesi del Golfo e minacciando l’economia globale, tanto che Washington starebbe valutando l’invio fino a 10.000 militari aggiuntivi nella . Dall’altro si moltiplicano i segnali contrari, di un prossimo disimpegno americano, che certamente non farebbe felice Israele.

Negoziati in corso

Mentre proseguono o si intensificano i bombardamenti sugli obiettivi militari, Donald Trump ha infatti rinviato di altri dieci giorni, fino al 6 , gli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane. La pausa è dovuta ai negoziati in corso, che Trump ha definito “produttivi” nonostante la Repubblica islamica abbia respinto, almeno pubblicamente, la americana e abbia fatto una controproposta che a propria volta gli Stati Uniti non possono accettare.

Gli ultimi raid

L’esercito israeliano ha intanto intensificato gli attacchi contro i siti che ritiene coinvolti nella produzione di missili e mine navali e contro le di lancio nell’ovest del Paese. Con lo spettro del cessate il fuoco e la consapevolezza di non poter ottenere il cambio di regime di cui si parlava un mese addietro, l’obiettivo israeliano è ora quello di ridurre fortemente la capacità balistica di Teheran. Altri raid israeliani si sono concentrati nel sud del Libano, in particolare ad Haneen, Kafra e Haris.
L’Iran non è rimasto con le mani in mano: anche stanotte ha lanciato nuove ondate di missili verso Tel Aviv, ma anche verso il sud (Dimona e Be’er Sheva) e il nord del paese, colpito anche dai lanci di razzi di Hezbollah. Nel Golfo, i droni iraniani hanno colpito il porto di Shuwaikh in , mentre altri sono stato intercettati dai sistemi di kuwaitiani, sauditi ed emiratini.

Lo sforzo diplomatico

Su richiesta della Federazione russa, il delle Nazioni Unite si riunirà oggi in una consultazione a porte chiuse il cui scopo è incentivare l’attività di mediazione tra Stati Uniti e Iran.
Oltre al tragico dato umanitario, con migliaia di morti perlopiù civili, la priorità è quella di consentire la navigazione attraverso lo , la cui chiusura sta strangolando l’economia globale. A questo scopo, gli Emirati Arabi Uniti starebbero spingendo per la creazione di una forza marittima internazionale che garantisca la del traffico energetico presente e futuro.

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