mercoledì 19 Agosto 2026

Istat: stima crescita Pil +0,7% nel 2026 e 2027. Inflazione in risalita

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Si attesta a +0,7% la crescita del Pil italiano stimata dall’ sia nel 2026 sia nel 2027, dato che segue il +0,5% nel 2025. L’aumento del Pil, nel biennio di previsione, verrebbe sostenuto interamente – secondo l’istituto di statistica – dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,9 e +0,5 percentuali rispettivamente); la domanda estera netta, condizionata in negativo dagli effetti del conflitto in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei energetici, fornirebbe un contributo negativo nel 2026 (-0,2 p.p.) e nullo nel 2027.  

Nella Nota sull’andamento e prospettive dell’economia italiana, l’Istat stima inoltre che quest’anno i consumi delle famiglie e delle Isp rallentino la crescita rispetto all’anno precedente (+0,6% rispetto al +1,1% nel 2025) frenati dall’attenuazione della dinamica positiva delle retribuzioni pro capite e dall’aumento dell’inflazione. 

Nel 2027 invece la crescita è invece prevista in leggera accelerazione (+0,7). Gli investimenti fissi lordi continuerebbero a crescere, ma con intensità differente nei due anni: l’aumento si attesterebbe al +2,2% nel 2026, sostenuto dagli interventi connessi al Pnrr; nel 2027 si determinerebbe una rilevante decelerazione in media d’anno (+0,5%) causata da condizioni di finanziamento meno favorevoli e dal ridimensionamento, a normativa vigente, degli stimoli pubblici. 

Nel 2026 l’Istat stima per l’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (Ula), un rallentamento della dinamica di crescita (+0,7%, dopo il +1,3% del 2025) a cui si accompagnerebbe tuttavia un ulteriore calo del di (5,5%, dal 6,1% del 2025). Anche per il 2027 l’istituto prevede una decelerazione delle Ula (+0,4%) e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione. 

Nella Nota sull’andamento e prospettive dell’economia italiana, Istat scrive inoltre che per quest’anno l’inflazione è “attesa in forte risalita” per via delle ricadute della crescita dei prezzi delle materie prime. L’Istat spiega poi che “il deflatore della spesa delle famiglie si attesterebbe, in media d’anno, al 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027 in conseguenza della normalizzazione delle internazionali”. 

C’è un “effetto ” che grava sull’economia italiana: i consumi delle famiglie caleranno per colpa della guerra e del caro bollette o, come dice l’Istat, “i consumi delle famiglie … sono previsti in decelerazione ….. frenati ….. dall’aumento dell’inflazione”. Insomma, “il forte aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche ha già cominciato a traslarsi sui prezzi al consumo….. inflazione, attesa in forte risalita nel corso del 2026” afferma Massimiliano Dona, dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la nota dell’Istat. 

“Per questo il Governo avrebbe dovuto ridurre i costi delle bollette di luce e gas di famiglie e invece di prendere tempo con la scusa di un permesso non necessario dell’. Se non avessero buttato i soldi dalla finestra riducendo l’Irpef di 440 euro a chi guadagna da 50 mila e 200 mila euro ora i soldi ce li avrebbero. Tassassero gli extraprofitti degli speculatori per trovare i soldi necessari ad aiutare le famiglie e le imprese in difficoltà”, conclude Dona. 

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