A otto giorni dall’inizio della guerra in Iran, a dominare è ancora l’incertezza. L’unica garanzia è che la guerra nel Golfo porterà con sé conseguenze piuttosto drastiche in termini economici. Oltre al rincaro dei prezzi dell’energia, il mondo dovrà affrontare anche un picco nei prezzi del cibo. L’attenzione è tutta rivolta all’export di fertilizzanti, di cui l’intera regione fra l’Iran e la penisola araba è il principale esportatore dopo la Russia. Secondo i dati dell’International Trade Center elaborati da Divulga, il il 14,4% in valore di tutti i fertilizzanti in offerta nel mondo proviene da questi territori.
Attraverso lo Stretto di Hormuz, il punto nel quale convergono le rotte delle navi che entrano ed escono dal Golfo, passano alcuni dei prodotti più importanti per l’agricoltura. Si tratta di derivati del gas, nei quali l’Arabia Saudita, l’Oman e il Qatar sono fra i grandi produttori al mondo e che vengono acquistati da Paesi produttori di grano, tra cui India, Stati Uniti, Brasile e Australia.
Quali sono i settori alimentari che rischiano di più?
Con il conflitto che si concentra soprattutto intorno a Hormuz, rendendo lo Stretto costoso da attraversare, il settore dei fertilizzanti rischia di rimanere paralizzato, per cui il sistema dei prezzi si è adeguato a questa situazione. Se le quotazioni attuali dei fertilizzanti saranno confermate nei prossimi mesi, diventa inevitabile un nuovo ciclo di rincari in tutta la catena del cibo.
Cereali, latte e derivati, carne prodotta con bestiame nutrito da granaglie potrebbero subire per primi le conseguenze di questa crisi, seguiti poi da pane e pasta. Una situazione che ricorda molto da vicino quella del 2022, dopo l’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina, quando il prezzo del fertilizzante da gas raddoppiò rispetto a quello attuale e il grano seguì immediatamente.
La Russia potrebbe sfruttare la crisi dei fertilizzanti in Iran
Di conseguenza, oggi il conflitto nel Golfo potrebbe portare un vantaggio alla Russia, in quanto il suo ruolo per la sicurezza alimentare di molti Paesi può diventare decisivo perché non esistono al mondo riserve strategiche di fertilizzanti. La Nigeria e il Ghana, infatti, hanno già presentato ordini anticipati per fertilizzanti russi per una consegna in autunno. A questi Paesi è sembrato più vantaggioso il rischio di pagare un prezzo maggiorato oggi, piuttosto che rimanere in assenza del prodotto in futuro.
Una situazione vantaggiosa per Vladimir Putin, che vede nella sostituzione delle rotte dei fertilizzanti del Golfo una possibilità di ripresa per l’economia del suo Paese, abbattuta da 4 anni di guerra senza tregua.
Leggi anche: Meloni teme l’effetto Iran sul referendum
Seguite La Sintesi sui nostri social!
