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domenica 26 Aprile, 2026
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Prezzi impazziti per frutta e verdura

Prezzi impazziti per frutta e verdura. Pesano i rincari su carburanti e fertilizzanti

Finocchi, cavolfiori, asparagi e pomodori registrano un +30% nei prezzi di listino e diventano un lusso per gli italiani. La chiusura dello Stretto di Hormuz causata dalla guerra tra Usa e Iran continua a pesare sulle tasche dei consumatori finali

Da Laura Laurenzi
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Comprare frutta e verdura è diventato un lusso per i cittadini italiani. La chiusura dello Stretto di Hormuz provocata dal conflitto tra Usa e Iran ha causato rincari generalizzati dei prezzi che rischiano di peggiorare di giorno in giorno. Nella piccola striscia di mare che separa la penisola araba dalle coste iraniane passano un quinto del petrolio e del gas naturale al mondo, così come fertilizzanti necessari per le produzioni agricole europee.

Di conseguenza, a risentire maggiormente di questi aumenti sono i prodotti dell’ortofrutta. I motivi sono duplici. Si tratta di prodotti trasportati su gomma, spesso coltivati in serre riscaldate con motori a gasolio e con l’uso di fertilizzanti. Un mix esplosivo che ha causato un rincaro impressionante. I finocchi hanno registrato un +56%, il cavolfiore bianco +46%, l’asparago verde +28% e il pomodoro ciliegino +27%. A riferirlo è l’analisi dei prezzi all’ingrosso dei prodotti agroalimentari, rilevati dalle Camere di commercio, dai Mercati all’ingrosso e dalle Commissioni Uniche nazionali, analizzati poi da Borsa merci telematica italiana (Bmti).

Rilevazioni che ipotizzano anche nuovi aumenti nelle prossime settimane. L’urea, uno dei fertilizzanti maggiormente diffusi, è aumentata del 120% rispetto a un anno fa e la sua quotazione è cresciuta dall’inizio del conflitto del 75,6%. “Un’impennata che alimenta i timori per le prossime semine delle colture cerealicole, in particolare mais e riso”, spiegano da Bmti.

Aumentano anche le bollette per lo shock energetico

Lo stesso aumento dei carburanti può divenire presto un problema piuttosto grave. Questo rincaro, infatti, si aggiunge a quelli causati dalle coltivazioni devastate dal maltempo di inizio anno e dal rialzo degli oli di semi, cresciuti del 10,6% in una settimana. Tali prodotti vengono utilizzati sia a fini alimentari che come carburante bio.

“Al governo chiediamo soluzioni per scongiurare effetti negativi sulle catene di fornitura”, ha spiegato il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Butturini, chiarendo che una via potrebbe essere quella della sospensione degli Est, le tasse sulle emissioni nocive, così da trovare soluzioni per rispondere ai rincari. Con la fine delle agevolazioni sulle accise, in scadenza il 1° maggio, la situazione potrebbe peggiorare ancora, con picchi nei prezzi che potrebbero essere insormontabili per i portafogli degli italiani.

Il Centro Studi di Confindustria ha confermato che “lo scenario è già peggiorato“, con il calo della fiducia delle famiglie, il rialzo dei tassi e la frenata dei consumi. Il rischio è che anche le bollette aumentino anche di 21 miliardi di euro.

Leggi anche: Confindustria apre al salario minimo: “Utile anche per rendere il lavoro più attrattivo”

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