giovedì 30 Aprile 2026
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La Rai scarica Ranucci: “Non verrà fornita alcuna tutela legale”

Richiamo interno dopo le parole sul ministro Nordio a Cartabianca: l’azienda prende le distanze dal conduttore di Report

Da Alessio Matta
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Non è una sanzione formale, ma il segnale è chiaro. La Rai mette nero su bianco la distanza dal direttore di Report Sigfrido Ranucci e lo fa con una lettera di richiamo che pesa più del previsto. Al centro della vicenda ci sono le dichiarazioni del giornalista durante la trasmissione “È sempre Cartabianca”, su Rete4, dove era stato invitato per presentare il suo libro. Secondo quanto emerge, l’azienda contesta a Ranucci di aver affrontato temi di attualità che andavano oltre gli accordi presi per la partecipazione al programma. Il riferimento è alle affermazioni sul ministro della Giustizia Carlo Nordio, legate alla vicenda della grazia a Nicole Minetti.

Il richiamo, firmato dal direttore Paolo Corsini, non ha natura disciplinare ma segna una presa di posizione netta. La Rai, infatti, chiarisce di non condividere il contenuto delle dichiarazioni e soprattutto precisa un punto destinato a far discutere: nessuna tutela legale per il giornalista nel caso in cui il ministro decida di procedere per vie giudiziarie. Una scelta che rompe con una prassi spesso adottata nei confronti dei propri volti di punta e che apre un fronte delicato sul rapporto tra azienda e giornalisti.

Ranucci non arretra. In un post su Facebook prende atto della notizia diffusa dalle agenzie, arrivata prima ancora di una comunicazione diretta, e rivendica la sua posizione. Dice di non avere timore di affrontare in tribunale il ministro Nordio e difende il senso del proprio lavoro: per lui la libertà di informazione non ha prezzo ed è un valore che non si può negoziare. Parole che segnano uno scontro ormai aperto.

Il Movimento 5 Stelle attacca duramente e parla di “linea rossa superata”. I componenti in commissione di vigilanza Rai chiedono il ritiro della lettera e delle scuse a Ranucci. Nel mirino finisce soprattutto la scelta di negare la copertura legale, definita un atto grave e intimidatorio. Per i pentastellati, il gesto conferma un clima di pressione interna e mette in discussione il ruolo stesso della Rai come servizio pubblico.

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