mercoledì 14 Ottobre 2026
Antonio Tajani e Vladimir Putin

La rete delle spie russe a Roma: le due espulsioni che fanno tremare la Difesa e i servizi

Il timore è che i due espulsi facciano parte di un gruppo più grande e ancora operativo sul territorio italiano. Alta tensione con Mosca e l’ambasciatore Paramonov critica: “Il vostro Paese ha bisogno di figure come Putin e Lavrov”

Di Laura Laurenzi
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Il Governo italiano ha annunciato ieri l’espulsione di due addetti militari dell’ambasciata russa a Roma. Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov sono stati accusati di aver raccolto informazioni riservate sulla sicurezza reclutando ex membri dei servizi segreti e militari, offrendo loro denaro in cambio di informazioni e notizie sensibili.

Le espulsioni sono giunte alla conclusione dell’inchiesta della Procura di Roma partita nel 2025, quando l’Aisi (i servizi segreti interni italiani) aveva scoperto il reclutamento di un ex appartenente servizi di sicurezza, remunerato per fornire informazioni classificate. Le indagini hanno permesso di scoprire incontri clandestini, passaggi di denaro e di informazioni su armamenti, apparati di intelligence, industria della Difesa e sostegno militare all’Ucraina.

L’Italia rischia di sembrare l’anello debole dell’Ue

Se l’ex dei servizi ha respinto ogni accusa, chiarendo di aver fornito solamente materiale derivante dalla propria attività di analista indipendente, la Procura capitolina è convinta che tra i sequestrati siano presenti anche informazioni classificate e di cui è stata vietata la divulgazione. Il timore, al momento, è che la rete di sia ancora attiva sul territorio italiano.

Inoltre, si fa strada la paura che l’Italia appaia l’anello debole dell’Europa. Tra i file venduti vi sarebbero informazioni e dettagli tecnici sulle armi prodotte in società con altri Paesi e destinate all’Ucraina. Roma, quindi, potrebbe essere vista dagli come una Nazione non sicura a cui affidare questi dossier.

La critica di Tajani contro la

L’annuncio dell’espulsione è stato dato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha parlato di “attività di spionaggio”, prima di procedere a un affondo politico: “ continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia”. La Russia ha replicato tempestivamente, con l’ Aleksei Paramonov, che ha sostenuto come il piano di Roma sia di “limitare al massimo l’influenza russa in Italia”, espellendo il maggior numero possibile di diplomatici di Mosca.

L’ira di Mosca per le espulsioni da Roma

Lo scontro si è poi spostato alla Farnesina, dove Paramonov si è presentato con una foto del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, accompagnata da una sua celebre frase: “Scusate, ma parlerò imprecando”. L’ambasciatore ha incontrato il Segretario generale Lorenzo Guariglia e, al termine della discussione, ha lanciato a sua volta un affondo politico: “La Russia può contare su esponenti della statura di Putin e Lavrov, mentre l’Italia no”.

Dal Cremlino, invece, è arrivato un avvertimento più chiaro: “Risponderemo”. L’ipotesi è che Mosca possa decidere di espellere i diplomatici italiani presenti nel Paese. Una possibilità che Tajani ha commentato preventivamente: “La Russia può fare tutte le ritorsioni che vuole, ma si tratterebbe di vendette. Dovrebbero dimostrare che coloro che espellono sono spie”.

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