Nella mattinata del 29 luglio, in commissione Affari europei del Senato, il decreto che amplierà i poteri di polizia sul riconoscimento facciale grazie all’intelligenza artificiale ha ottenuto il primo via libera. L’opposizione si è battuta per la bocciatura del testo, contenente due norme non allineate con il regolamento europeo che il provvedimento è chiamato a recepire.
Il contenuto del dl sul riconoscimento facciale
Gli uffici legislativi dell’opposizione al Senato hanno evidenziato le criticità del testo in un dossier, ma la maggioranza ha ignorato gli avvertimenti e ha proseguito con l’ok al provvedimento. Il primo nodo riguarda la possibilità per gli agenti della polizia di ottenere in casi urgenti l’autorizzazione per l’uso dei dati biometrici raccolti con l’IA tramite comunicazione, anche in forma orale, con il pubblico ministero. Il regolamento Ue, invece, prevede che questi strumenti siano utilizzati da un’autorità giudiziaria indipendente.
Il secondo punto critico riguarda l’articolo 10 del provvedimento, secondo il quale i sistemi di videosorveglianza possono essere integrati con tecnologie di riconoscimento facciale a posteriori. Quindi, gli agenti potranno attivare il meccanismo solo con l’autorizzazione di “un’autorità giudiziaria designata dal questore” per indagare su un sospettato dopo la commissione di un reato. Anche in questo caso, il regolamento Ue prevede un’autorità terza che gestisca questi strumenti.
La terza questione riguarda la possibilità di raccogliere preventivamente i dati biometrici dei soggetti che accedono a luoghi rispetto ai quali si identifichi un’esigenza di ordine pubblico. Si tratta, ad esempio, dei partecipanti a una manifestazione. Questi dati resterebbero poi memorizzati per sette giorni.
Le preoccupazioni di Pd e M5S
Una serie di criticità che preoccupano l’opposizione. “Il riconoscimento facciale a strascico fa un passo avanti molto pericoloso, un altro mattoncino per lo Stato di polizia che verrà”, ha sostenuto il senatore del Pd, Filippo Sensi, ricordando che nel corso delle discussioni in Aula, alcuni colleghi hanno deciso di allontanarsi. “Sono stato costretto ad abbandonare i lavori della Commissione Politiche UE per protestare contro una forzatura gravissima della maggioranza”, ha chiarito il senatore del M5S Pietro Lorefice, aggiungendo che questo provvedimento incide direttamente sui diritti e le libertà dei cittadini.
I dubbi del Garante della privacy
Anche il Garante della privacy, pur avendo dato il via libera al provvedimento, ha segnalato alcuni profili da integrare. In particolare, chiede di chiarire il ruolo della supervisione umana nei sistemi di IA, di definire con maggiore precisione le responsabilità nei progetti di ricerca e sperimentazione normativa che comportino trattamenti di dati personali e di rafforzare le garanzie relative alla qualità delle banche dati biometriche utilizzate per l’identificazione.
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